[...] la libertà non può essere gravata dal sospetto.

Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore, ed. Voland, p. 23
Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.
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Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, o la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.
Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.
(tratto da: Henri Laborit ELOGIO DELLA FUGA, Mondadori 1982)

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Anilda Ibrahimi
Rosso come una sposa |
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In questo libro c'è l'allegria della vita che corre. Ci sono quattro generazioni che si passano il testimone a modo loro. Ci sono le storie di quattro donne, e quelle di tanti altri, intrecciate sul filo di una memoria commossa, epica in modo naturale. E dietro a tutto c'è l'Albania che cambia, dagli anni di re Zog alla fine del comunismo: la guerra e il sangue, gli amori e i tradimenti, i sogni e le delusioni di un Paese «chiuso come un negozio a ferragosto».
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L'Albania del primo Novecento è un luogo misterioso, magico e caotico. Un luogo dove gli opposti convivono da sempre: cristianesimo e islam, tradizioni risalenti all'Impero bizantino come all'Impero ottomano. Ed è anche, e soprattutto, una società fortemente matriarcale, in cui per il potere che si acquisisce diventando suocere le donne passano la vita aspettando con gioia d'invecchiare. Meliha è una figlia di questo mondo, una donna forte, capace di seguire i vivi e i morti con lo stesso trasporto: è lei il cuore della famiglia Buronja, all'inizio di questa storia. Ma il vero perno della famiglia e del romanzo diventerà ben presto sua figlia Saba. Appena quindicenne, Saba è costretta a sposare Omer, un uomo maturo che lei non ama, già vedovo di sua sorella e legato ai Buronja da un debito di sangue. Ma la aspettano ben altre prove, che Saba crescendo - e conquistandoci pagina dopo pagina - attraverserà con disperata energia: i tanti figli, la guerra, lo sterminio dei fratelli, fino alla transizione a una nuova e per lei più felice dimensione di vita: il comunismo. È attraverso le tante vicende che gravitano intorno a Saba e al suo mondo - dai piccoli infiniti rivoli di vita ai grandi rivolgimenti politici che entrano nella quotidianità più intima degli individui e si fanno storie - che il romanzo assume un tono epico indimenticabile, per forza e naturalezza. Saba è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona davvero, che balza dalla carta per farsi vivo, vicino e caro. Sarà la giovane Dora, figlia della più recente modernità, a raccogliere - saltando una generazione: la generazione del silenzio incarnata da Klementina - l'eredità di nonna Saba, convertendo l'epica in racconto, trasmettendo e rigenerando, con la disinvoltura e la vitalità della gioventù, la memoria di quel mondo ancestrale che non le è mai appartenuto eppure è fino in fondo suo. Lei, sopravvissuta allo sradicamento, è l'erede: perché in una comunità dispersa attraverso la fuga si libera davvero qualcosa, forse la possibilità stessa del dire, in quello spazio muto tra memoria e creazione. «Nonna Saba faceva il giro del quartiere per farsi leggere i fondi di caffè. Era come un'ecografia: lei prendeva il caffè, girava bene la tazza, metteva giù, ed ecco: più cresceva la pancia di mia madre più sporgeva il mio sesso dai fondi della tazzina.
Il primo capitolo di Rosso come una sposa
Dopo dieci anni di questa vita, Omer non ricorda più qual è il motivo della sua solitudine. Oggi Saba arriva con il suo vestito da sposa. Piange sotto il velo. Nessuno la vede. Ha solo quindici anni, i fianchi stretti, gli zigomi alti e il viso pallido. Ha quell'aria assente che di solito hanno le donne sottili. Dicono che è brutta; in realtà, in fatto di bellezza, anticipa i canoni di qualche decennio. Saba non ha ancora il ciclo e non metterà al mondo nessun figlio per quattro anni. La suocera la guarderà male e fissandola negli occhi smarriti non perderà occasione di chiamarla «gallina frastornata». |
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Un professore di filosofia sale in cattedra e, prima di iniziare la lezione, toglie dalla cartella un grande foglio bianco con una piccola macchia d'inchiostro nel mezzo. Rivolto agli studenti domanda: "Che cosa vedete qui?". "Una macchia d'inchiostro", rispose qualcuno. "Bene", continua il professore, "così sono gli uomini: vedono soltanto le macchie, anche le più piccole, e non il grande e stupendo foglio bianco che è la vita".
Musica è melancolia.
Sapienza antica.
Donna gravida.
Sonni tinteggiati.
Nido.
Amanti che non si conoscono.
Guanti di organza.
Riflessi iridescenti tra foglie di salici.
Rintocchi di pendolo all'imbrunire.
Lacca di garanza rosa.
"Close Cover", Wim Mertens, 1983.
Georg Trakl