Evasioni

Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.

Eccomi
Utente: zoestyle
Nome: zoe

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Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.

-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb


Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -



*QUI i miei libri*

Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -


Detesto l'interrogatorio da cuori solitari. Quindi non contattami. Se vi va leggete il mio blog se non vi va, lasciate pure perdere che avete tutto di guadagnato.
Ah, dimenticavo, di solito non chatto, anche se sono in chat ;)


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lunedì, 28 marzo 2005

Stò accumulando libri su libri...sono lì pazienti, in attesa di essere letti...non hanno fretta.

Mi sono appena divincolata da "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino, divincolata a fatica, in verità...perchè mi è piaciuto lasciarmi incastrare, un pò come quando ti perdi in un paesino sconosciuto e ti sembra di essere passato in quel vicolo, non si sà quante volte...ma non ne sei poi così sicuro. Libro che consiglio vivamente a chi non ha bisogno di un inizio e di una fine. Un pò come me.

 

Postato da: PleiadiElisewin a 13:34 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

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giovedì, 17 marzo 2005

Come gli Irlandesi salvarono la civiltà

In questo giorno particolare per tutti coloro che amano l'Irlanda con annessi e connessi (Guinness compresa ma dando un'occhio anche ai santi... ), voglio proporre questo libro entusiasmante per chiarezza, lucidità e "sprezzo dell'era digitale"...

"Senza la missione dei monaci irlandesi che da soli, dalle insenature e dalle valli del loro esilio, rifondarono la civiltà europea in tutto il continente, il mondo venuto dopo sarebbe stato completamente diverso. Sarebbe stato un mondo senza libri e il nostro mondo non sarebbe mai nato".

Sono rari gli storici capaci di unire alla ricchezza e alla solidità delle informazioni una autentica vena narrativa. Dotato di queste virtù, e di una passione per la sua materia che non concede mai nulla a facili improvvisazioni, Thomas Cahill ha scritto un libro memorabile sul periodo più oscuro della storia europea, quella misteriosa età di transizione che va dalla caduta dell'impero romano all'affermazione dell'autorità di Carlo Magno. Un periodo in cui fu la stessa nozione di 'cultura' a venire radicalmente rielaborata, in entrambe le sue articolazioni fondamentali: la conservazione e la trasmissione del sapere. Nessuno, prima di Cahill, aveva con tanta abbondanza d'argomenti messo in rilievo il ruolo che in questo processo di trasformazione intellettuale svolge l'Irlanda monastica. Trascinato da un'arte del racconto che potrà ricordare le pagine dei grandi storici del passato (da Gibbon a Michelet fino a Croce), il lettore verrà a conoscenza del mondo di san Patrizio e del 'Book of Kells', godendo la novità di 'storia mai scritta', il cui carattere avventuroso ha già fatto del libro di Cahill uno dei maggiori best seller americani degli ultimi anni.

Postato da: lupolunare a 13:38 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

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lunedì, 14 marzo 2005

Il vero giardiniere non si arrende.

Cronache di ordinaria pazienza.

Se è vero che in giardino "non si è mai soli", è ancora più vero che il giardino impone (e fa apprezzare) virtù come la tenacia, la diligenza, la caparbietà. Il rapporto con la terra e con le piante è fatto di ostinazione, di prove, di interventi che misurano, molto pragmaticamente, la tenzone fra l'innamorata intelligenza del giardiniere e la stizzosa resistenza, la finta cedevolezza di una flora che, incautamente, l'immaginazione dipinge come gentile, ma che a volte verrebbe da definire... "amabilmente stronzetta" (ciao, ZOE!! ^___^) con bonaria e affettuosa ironia.

Ma il vero giardiniere è uno psicologo delle radici: per vedere però gli esiti della sua capacità di studio e "comprensione" deve coltivare l'arte della pazienza. Come in amore. E non deve arrendersi mai di fronte alla radice che soffre, alla fioritura che ritarda, all'apparente fallimento di una messa a coltura.
Attraverso una serie memorabile di ritratti di celebri e meno celebri giardinieri, Paolo Pejrone ci racconta le gesta di professionisti, amatori o semplici ortolani che hanno dedicato la loro vita al giardino. Passano così le care ombre di una nonna dedita alla sua rosa Paul Neyron, del maestro Russell Page, capace di poderose architetture ma anche fedele alla modestia delle sue violette, dell'affabile Mab Wimborne, chiusa nella verde severità dell'Isola di Guernsey, del divertito Peter Wolkonsky chino sulla selvaggia "Demidoffia" (uno spinacio noto anche come "Tetragonia"), dei primissimi maestri Giovanni e Maria, le mani nella terra dell'orto, intesi a dar forza e sapore a lattughe e cuori di bue. E, insieme a questi ritratti, ecco ancora la consueta verve del grande commentatore e polemista, in una sequenza di gustosi siparietti. Paolo Pejrone ci dice la sua su manifestazioni orticole, sulla fragilità del mughetto, sulla caparbietà della camelia, sull'identità del bianco come colore fondamentale del giardino. La raffinata poesia delle illustrazioni è ancora una volta quella di Gionata Alfieri.

Postato da: lupolunare a 07:41 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

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domenica, 13 marzo 2005
Maurizio Maggiani.. adoro quest'uomo....
«Ho avuto un’ idea fissa in testa per oltre 10 anni, dalla prima Guerra del Golfo. Mi chiedevo se era possibile avere una vita dignitosa in tempo di guerra [...] Io sono figlio di una generazione che ha creduto che non ci sarebbe stata più la guerra ed ora mi ritrovo che siamo tornati in guerra. Allora ho pensato ad una storia su dov’è la bellezza durante i periodi bellici. Ho fatto un lungo viaggio con Tom Benettolo in Bosnia durante e dopo il disastro. Da questa esperienza è partita l’idea di una storia per raccontare la guerra.»

«Credo che ci sia il bisogno di ascoltare storie più che di scriverle»

« [...] credo che se c’è una ragione che giustifica la mia vita è il dovere etico di vivere, di vivere per la vita anche in tempo di guerra»

Intervista rilasciata da Maurizio Maggiani su “Il Tirreno” del 12 marzo 2005

Postato da: zoestyle a 11:14 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

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mercoledì, 09 marzo 2005
Mannaggia !

Non ho resistito...
I tascabili mondadori sono scontati del 30% per ancora pochi giorni... Ed ieri, in preda a depressione ed uggia sentimentale, mi son persa tra gli scafali. Aihmè, scafali già troppo vuoti, e dei tre libri che cercavo, Il popole d'autunno di Raiy Bradbury, non c'era già più...
Come si dice: chi non dorme....

In compenso ho trovato, però, Costance contro tutti, sempre dello stesso, e Bestie di Joyce Carole Oates.
Il primo è la storia di in giovane scrittore che incontra il fantasma di Constace, diva del cinema muto e l'altro è una fiaba grottesca, una storia di ossessioni ...

Postato da: zoestyle a 14:41 | link | commenti | (popup) commenti



sabato, 05 marzo 2005

 

Postato da: yorke a 02:33 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

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mercoledì, 02 marzo 2005
ferro 3 - la casa vuota

ho conosciuto il regista, di cui vi risparmio il nome che - per la singolare fonetica coreana - risulterebbe pressochè impronunciabile, alla prova precedente.

'primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera': si può dare un titolo così lungo ad un film? ma, al contempo, si può trovarne uno cosi poetico nel mero rimando alla ciclicità delle stagioni, della vita, dell'universo? io, che vado a cercare la poesia anche sotto un tovagliolo ripiegato su di un tavolo, mi precipito al cinema all'aperto, in una sera calda e amorevole come tante altre d'estate, piena di buoni propositi per la visione. propositi che la pellicola conferma, anzi sopravanza. l'ambientazione fuori tempo e fuori luogo, surreale quasi, non altera affatto l'intensità vibrante della storia di una vita, racchiusa nel trascorrere delle cinque stagioni, magnificamente fotografate - ma il luogo aiuta molto - ed abili ad intercalare al mero aspetto paesaggistico notazioni potrei dire di panorama interiore.

ma, appunto, non è di questo film che volevo parlare. quanto piuttosto dell'ultimo, 'ferro 3'. che sono corsa a vedere sull'onda del buonissimo eco del primo, e con scolpite negli occhi le rapide immagini del trailer. poesia fatta provino, anch'esso.
intanto cambia l'ambientazione: c'è qui tutta l'attualità di una capitale asiatica ipermoderna, ipertrofica, ipertecnologizzata. seul, si suppone. che fa da sfondo asettico quanto basta ad una storia d'amore incredibile. lui, che gira per case accertate vuote, trasferendovisi per il tempo in cui restano senza abitanti. lei, incontrata per sbaglio in una di queste, schiava di un matrimonio senza amore: la loro fuga, per altre innumerevoli case vuote, fino al ritorno forzato di lei dal marito. ma la storia non finirà, riprenderà su un piano sdoppiato, grazie all'abilità di nascondersi  nell'ombra che lui avrà appreso durante il carcere sofferto per causa di lei. storia che è ancora più incredibile per il fatto di essere giocata tutta sugli sguardi, senza scambio di parola alcuna. ed il silenzio qui parla profondo, parla più di tante commedie soffocate di parole che mi è capitato di vedere di recente.

da vedere. 

[ndr: il 'ferro 3' del titolo deriva dalla misura di una certa mazza da golf...]      

Postato da: recel a 13:32 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: cinema


mercoledì, 02 marzo 2005
Il bambino di Noè - Eric-Emmanuel Schmitt

 giravo per una piccola libreria di trastevere, quando mi sono accorto di questo libro...

copertina colorata, autore mai sentito, titolo intrigante...

vabbè, leggiamo le varie seconda terza e quarta di copertina... ed il libro sembra interessante...

la storia di un bambino ebreo sotto il periodo nazista, all'interno di un convento cattolico (pieno di bambini ebrei)

quello che stupisce non è la storia, ma la grande capacità dell'autore di pensare come un bambino (e qui c'è anche una piccola nota di invidia)...

che mentre leggi, e ridi, e piangi (anche) ecco che ti trovi a pensare che è incredibile il cervello di un bambino...

io ho finito il libro con la pelle d'oca... sul serio!

Azi

Postato da: AzraelZoe a 12:14 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

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