Achille Piè veloce -Stefano Benni-
Finalmente, dopo tempo, di nuovo coinvolta e persa in un libro...
"...Sai Ulisse a volte penso che l'unico modo di andare avanti tra noi, sarebbe che non ci consocessimo. Ricominciare tutto da capo. Da quel giorno in libreria. Capisci cosa dico?"- "No", disse Ulisse..
Libreria? bel luogo per un incontro, decisamente....Ulisse che non capisce, io che non capisco, mi sta simpatico quest'Ulisse.
"Restammo a guardarci, ringiovaniti e timidi, ad altezza di bambino, io sulla mia sedia, bambini che si annusavano e non sapevano quale sortilegio aveva cancellato il paesaggio intorno, come quando a scuola si cancella in fretta un disegno, per farne uno più bello, l'unico degno di noi, e di essere mostrato."
Ora lo termino e poi lo rileggo questo libro. Divertente, vero, tragico, duro e senza mezzi termini.
Categoria:
L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon è un romanzo molto particolare che ci proietta in un mondo altrettanto particolare che è quello della California a cavallo fra gli anni ’60-’70, ma potrebbero essere un posto e un’epoca qualsiasi.
Questo libro di Pynchon ha ormai più di trent’anni però resta ancora attuale per una sua dimensione profonda che va ad affondare le sue radici nella società, nella cultura e nell’animo umano tutto allo stesso tempo. A partire da questa considerazione vi consiglio di leggerlo. Ora vi dico anche di che parla ‘sto “lotto 49”.
Intanto non c’entra il lotto (quindi nessun numero 49 giocato sulla ruota di San Francisco) e nessuna magia, nessun incantamento… Alla vostra lettura il compito di scoprire cosa sia l’incanto e cosa sia il lotto 49… Già dal titolo e nel doppio senso sottostante (anche in inglese charing assume questo doppio senso) sta tutta la dimensione surreale di questo romanzo.
La protagonista è Oedipa Maas (un Edipo al femminile? Chissà, forse potrebbe esserci anche questa chiave di lettura, ma nel romanzo non ci sono genitori verso i quali avere il complesso, piuttosto Oedipa si mangia gli uomini che la incontrano… Forse è questo, non so). Oedipa riceve l’incarico di esecutore testamentario di una vecchia fiamma, un miliardario eccentrico, che ha lasciato il compito di catalogare il suo patrimonio e di eseguire il testamento all’ex fidanzata.
Oedipa parte allora per questo compito lasciando a casa il marito disc-jockey in perenne crisi esistenziale.
Oedipa incontrerà personaggi di ogni tipo, avvocati ex stelle del cinema, altri avvocati che vorrebbero diventarlo stelle del cinema, amanti occasionali, giovani hippie, ubriaconi, registi ed attori teatrali, strani postini. Ecco, strani postini.
Oedipa assiste ad una strana consegna di posta, una posta non ufficiale che non c’entra niente con quella federale. Perché c’è gente che si scambia lettere così? È a questo punto che il lavoro di Oedipa come esecutrice perde di importanza perché il suo vecchio fidanzato la proietta in un mondo nuovo, fatto di un sistema di comunicazioni clandestine, il Trystero, a cui la gente si affida. Ma che origini ha questo Trystero? Quanto è radicato? Perché lei sembra l’unica a non conoscerlo?
Allora la nostra protagonista si lancia a risolvere il mistero, mistero che in parte si svelerà e in parte no; mistero che affonda le sue radici nell’Europa medievale e che sottintende ad un bisogno innato dell’uomo, che è quello di comunicare. E l’uomo cerca di farlo senza lacci.
Apparentemente la storia raccontata da Pynchon ha poco di interessante, ma attraverso la narrazione ci costringe a pensare ai rapporti sociali, a ciò di cui è fatta la nostra cultura, a quello che le persone ci danno (anche da morte) e ciò che lasciamo noi. Forse è questo il mistero che Oedipa deve risolvere?
A tutto questo si aggiunga poi una scrittura fresca e divertente di quello che è uno dei massimi autori contemporanei; uno stile che sfocia nell’onirico e onirica è la California in cui si muove Oedipa, un substrato reale e immaginario che accompagna la vita normale. Perché come scrive Pynchon «il miracolo è l’intrusione di un altro mondo nel nostro», ed è un altro mondo quello che Oedipa trova, un mondo che le farà vedere diversamente la vita, nel bene e nel male. Ed un mondo diverso che si introduca nel nostro è quello di cui avremmo bisogno un po’ tutti noi, o no?
Sempre più mi accade, quando sono in mezzo alle persone,
di sentirmi come in un acquario.
Non so se sono io dentro o fuori,
ma la sensazione è quella dell'effetto martini [noto ai sub..]
di sentire un po' tutto da lontano, di vedere mandibole muoversi,
vedere i dettagli del viso delle persone, sopraccigliaorecchienasi
che si muovono in funzione dei loro pensieri della loro volontà di voler comunicare qualcosa.
Movimenti facciali che sembrano scritte dei loro pensieri
e sorrido, li guardo con la testa inclinata, come fa un cane
e divento bravo a ....vedere, anticipare le loro emozioni i loro obiettivi e
le loro idee.
...Un attimo prima
e le parole diventano suoni divertenti, scissi dal significato,
che ormai già conosco perchè già arrivato più profondamente.
Divertente e poi noioso e poi triste e poi preoccupante
ricordo improvvisamente,
come un risveglio,
che amo te perchè con te questo non accadeva
e non mi succede più senza te...
Inaspettato e non cercato invece accade forse di nuovo
e non sei più tu, e non capisco mi guardo dentro come avessi perso qualcosa
e preparo una torta di mele
chiunque tu sia