Evasioni

Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.

Eccomi
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Nome: zoe

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Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.

-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb


Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -



*QUI i miei libri*

Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -


Detesto l'interrogatorio da cuori solitari. Quindi non contattami. Se vi va leggete il mio blog se non vi va, lasciate pure perdere che avete tutto di guadagnato.
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sabato, 25 giugno 2005
RING

Complice l’edizione supereconomica e la mia passione per il genere, ho letto RING  , di KoJi  Suzuki, presentato come l’ultima frontiera (giapponese) dell’horror. In realtà non ha generato in me alcuna apprensione , anzi, mi ha più volte conciliato il sonno con la sarabanda di nomi vagamente motociclistici, le complicazioni soltanto apparenti (recuperare uno scheletro in un cunicolo e dargli degna sepoltura), la rudimentale psicologia dei protagonisti, l’inconsistenza dei personaggi di contorno, la trama non priva di forzature. Per non parlare del gran finale, che obbligherà l’umanità , per sopravvivere, a duplicare spasmodicamente una videocassetta (per favore, passate ai DVD!) .

Temo di essere troppo rozza ed efferata per tali specialità : qualche estimatore me ne può illustrare i pregi ? *

 

*In caso contrario, sarò costretta ad evitare come la peste sia SPIRAL  che LOOP, ma sarebbe un vero peccato rinunciare così presto !

 

Postato da: ipazia00 a 19:46 | link | commenti | (popup) commenti

Categoria:


venerdì, 24 giugno 2005
Le regole della casa del sidro

Si torna a discutere di aborto, ed i toni non sono i più appropriati. Vengono riproposte vecchie crociate ormai perse, luoghi comuni di segno opposto, pareri non richiesti.

Il dibattito in atto mi riporta ad uno dei più bei romanzi dedicati al tema, pubblicato ben vent’anni fa, ma ancora “tristemente” attuale.  La vicenda è stata ripresa anche da un film piuttosto recente, ma il libro è ben altra cosa. Si tratta di “Le regole della casa del sidro” di John Irving , in cui la storia di un orfano , Homer Wells, e della sua improbabile educazione sentimentale si intrecciano con una più profonda riflessione sulla maternità (è giusto dover mettere al mondo un figlio non desiderato ?)  e, più ampiamente, sulla morale . Indicativamente, il sottotitolo ripropone la frase di  Charlotte Brontë  “ La morale convenzionale non è vera moralità”.

E’ proprio la figura del dottor Larch, medico che lascia scegliere alle donne fra partorire figli (che inevitabilmente diverranno i “suoi” orfani) ed abortire, a guidarci lungo la narrazione ed a muovere le fila della storia, da quando Homer nasce a quando prenderà il suo posto, da autentico figlio al quale solo la vita farà comprendere (ed abbracciare) le ragioni e la causa del padre.  Il romanzo ridefinisce così ( e non poteva essere altrimenti) anche le figure paterne , passando in rassegna padri veri (anche se non naturali),  padri veri e naturali , padri padroni, ripercorrendo le tappe che avvicinano (o allontanano) definitivamente dal vero senso di questo ruolo. Ne scaturisce un ideale di famiglia che io amo molto e sono solita definire un “aggregato di  persone che si vogliono bene”: tutto il resto è mera retorica. Noi ci incontriamo, ci amiamo, ci troviamo ad  essere padri, madri e figli in base a circostanze che  sfuggono spesso alle nostre possibilità di controllo, ma il senso delle nostre esistenze ( e delle nostre scelte) non può essere riposto nelle convenzioni. Buona lettura.

 

Postato da: ipazia00 a 20:29 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

Categoria: romanzi


giovedì, 23 giugno 2005
Zafon: L'ombra del vento

Del perché io non leggerei mai l’Ombra del Vento…

La prima motivazione è che l’ho già letto ed è stata dura. Non sono una fanatica della letteratura IMPORTANTE e credo di saper apprezzare una buona storia anche in uno stile traballante. L’ombra del Vento però, pure essendo leggibilissimo non ha, secondo me, storia e neanche stile.

Ci sono degli spunti interessanti che però non sono stati sufficientemente approfonditi… per il resto mi sembra un accozzaglia di generi… fantasy, romantico, spy, triller, gotico… in un romanzo che, francamente, trovo più adatto ad un pubblico giovane...

Lo vedo molto adatto alla letteratura per ragazzi perché, ripeto, il libro è molto semplice e facilmente leggibile… ma, oltre a questo, Ombra del Vento romanzo non mi ha lasciato nulla… neanche il piacere della lettura fine a se stessa.

La cosa che più mi ha stupito è che questo libro ha venduto ed è stato apprezzato tantissimo… mi è stato regalato ma sentendo e vedendo recensioni positive quasi ovunque, l’avrei comunque comprato… ecco forse il perché di tanta delusione… probabilmente mi aspettavo un capolavoro (dati i commenti) ed invece il libro è completamente inutile (mio unico e personale gusto!)

Per il fantasy consiglio: Harry Potter piuttosto, per l’avventura: Il richiamo della foresta, romantico e poliziesco: qualsiasi cosa di Simenon va bene… Insomma, forse la cosa che meno ho gradito di tutte è che appena l’autore trovava uno spunto interessante da seguire lo lasciava per cambiare genere…

Ecco… io, se potessi non leggerei mai l’ombra del vento MA… se qualcuno l’ha letto e gli è piaciuto è il benvenuto qui per spiegarmi perché! Sono stata così attaccata per non averlo gradito che, giurin giuretta, mi piacerebbe rivalutarlo.

Postato da: sidgi a 14:31 | link | commenti (6) | (popup) commenti (6)

Categoria: romanzi


martedì, 21 giugno 2005
Racconti di mare

Il dono di sangue del sale perduto di Alistair MacLeod (2003)

 

L'efficacia di un racconto si misura molto spesso con l'immagine forte che rimane una volta che abbiamo richiuso il libro, o cominciato a leggere il racconto successivo mentre quello appena terminato ancora aleggia.

 

Allora ci fermiamo un momento, ed è lì che si fissa l'immagine che sempre legheremo a quel racconto.

 

Ecco, la raccolta dello scrittore canadese con origini scozzesi Alistair MacLeod, con poesia e passione ritrae la vita di un'umanità semplice e umile: quella di pescatori, guardiani del faro, minatori e contadini che abitano la remota terra della Nova Scotia, Cape Breton e la selvaggia isola di Terranova.

 

Gente abituata a un'esistenza dura, scandita da ritmi immutabili in luoghi solitari e aspri, delimitati da orizzonti sconfinati e battuti da un vento gelido e da un mare ostile.

 

In queste terre si parla ancora il gaelico e sopravvivono antiche leggende - come quella narrata nel racconto "Il dono di sangue del sale perduto", in cui una ragazza con un semplice rituale può evocare l'unico e vero amore - tradizioni celtiche, riti tramandati di padre in figlio per generazioni. Attraverso una scrittura viva, di grande fascino e intensità, essenziale e insieme lirica, MacLeod ci parla di uomini che sembrano esiliati dalla storia; descrive esistenze che hanno il sapore del fango e dell'acqua salata e non hanno mai conosciuto le abbaglianti luci metropolitane; ci fa dimenticare, con il richiamo irresistibile delle loro parole e dei loro silenzi, l'ansia di successo e di denaro del mondo contemporaneo.

 

Il libro è intriso di molte immagini forti che si rincorrono attraverso le pagine, dove il gusto per le ripetizioni, fissa indelebile il freddo profilo della terraferma di fronte all'isola di Cape Breton, con le scogliere battute dal mare in tempesta; le grigie movenze delle fredde acque del San Lorenzo che si uniscono ai ghiacci dell'Artide o ancora i grigi e obliqui piovaschi che imperversano dal mare.

 

Immagini che ci fanno partecipi di un mondo fisico, di una natura durissima nella lunga stagione invernale, descritte però in modo assolutamente lontano dalla vuota contemplazione.

 

MacLeod, nel raccontare la natura come presenza costante a fianco delle vite che accoglie, impone temi intrisi di struggente umanità:

 

il profilo di un pescatore scozzese che osserva il gelido inverno dietro ad una finestra, in attesa delle giornate di pesca (La barca)

 

la lotta di un ragazzo per sopravvivere, insieme al suo cane, all'abbraccio mortale dei ghiacci (Un cane in inverno, e i cani sono presenza silenziosa a volte amica, a volte inquietante in molti racconti)

 

le speranze di un undicenne mentre sotto il caldo sole estivo raccoglie il fieno con il padre (La seconda primavera)

 

il disperato legame di una donna per la propria isola, guardiana del faro e del ricordo di un amore (L'isola).
Tutto questo viene raccontato mantenendo una struttura narrativa semplice, abbandonata molte volte a descrizioni che denotano un gusto per il particolare, oltre che per l'ampio respiro del paesaggio naturale, per poi passare ad un linguaggio più diretto che diventa essenziale e rapido nei dialoghi, utilizzando quasi sempre la prima persona.
Questa scelta stilistica più ci coinvolge, più ci fa scoprire la vita delle comunità scozzesi e irlandesi delle Maritimes, rivelando il legame di un popolo con la propria terra, le proprie origini e la propria cultura.

 

MacLeod, narrando di genti che sentono più vicina la lontana terra europea piuttosto che la terraferma canadese e di comunità impegnate a far sopravvivere le tradizioni attraverso l'uso della lingua come tra i minatori di Sipario sull'estate, ci trasmette il proprio legame con i luoghi  richiamandoci all’ascolto di un semplice canto gaelico a svelare un mondo:

 

Pure tu durerai amore mio/Come lo scoglio sotto il mare/Tanto a lungo quanto le onde/ Che gli battono contro per sempre.

 

Postato da: GhostDancing a 08:27 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

Categoria: acqua


martedì, 21 giugno 2005
Facciamo un gran bel casino!
«Eravamo davvero un bel gruppo. Un buttafuori del Texas orientale, un nero frocio, una ex reginetta della Patata Dolce, un ex killer nonché reverendo in pensione alto un metro e novantacinque, e un nano dai capelli rossi con un carattere a dir poco particolare. Per essere al completo mancavano solo un paio di venditori di auto usate, una scimmia e un organetto a manovella.»
 
Vi piace una compagnia del genere? Abituatevici perché se leggerete Rumble Tumble di Joe R. Lansdale dovete fare tutto il viaggio insieme. E non sarà un viaggio semplice perché sentirete fischiare le pallottole e vedrete volare cazzotti. Questo è un libro da leggere che potrebbe/dovrebbe piacere anche ai non amanti del genere noir, un po’ Chandler un po’ Eddie Bunker, fate un bel cocktail e aggiungete alla fine una buona dose di umorismo nero, perché forse questo libro è una black comedy nella migliore tradizione.
 
Hap si è ridotto a fare il buttafuori, ma la sua vita sarà anche stata povera di soddisfazioni, sia lavorative che amorose, ma non è stata priva di eventi. Senza previdenza sociale e senza un soldo da parte sa già che dovrà passare la sua vecchiaia sotto un cavalcavia a cacare dietro i cespugli e a leccare le carte dei Big Mac, però se proprio dovrà crepare vorrebbe farlo tra le cosce della sua rossa di fuoco, l’unica donna per cui abbia mai perso davvero la testa, Brett.
Leonard è il migliore amico di Hap, e lo ospita a casa sua, visto che casa di Hap è stata spazzata via da un uragano. Tanto Hap è disordinato, sporco e pigro, tanto Leonard è preciso e ordinato. Tanto Hap è eterosessuale, progressista, un po’ filosofo, e bianco, tanto Leonard è gay, manesco, repubblicano, e nero. Ma sono amici per la pelle e se serve che qualcuno lotti a mani nude per Hap Leonard non si tira indietro, così come Hap non ha problemi a scaricare il caricatore di un fucile a canne mozze per il suo amico.
Il loro passato non è proprio limpido ma la loro vita ora sembra tranquilla. Sembra. Perché lo sapete tutti che tira di più un pelo di voi sapete cosa che un carro di buoi, e che per una amico si farebbe qualsiasi cosa, anche rischiare la vita, perché chi trova un amico trova un tesoro. Due vecchi proverbi che riassumono bene tutto il libro, e che spiegano bene tutto il rumble tumble, un gran bel casino.
 
Un romanzo divertente, ricco di suspence e avventura, scritto con uno stile unico, con alcuni passaggi davvero esilaranti, che ho letto in poche ore. Lansdale è davvero uno scrittore fantastico, uno dei migliori esponenti della letteratura noir attuale. Da non perdere, anche perché in copertina c’è scritto “il romanzo perfetto esiste e l’ha scritto Joe Lansdale”, dal Corriere della Sera – Magazine. A questo punto, che altro vi serve per correre in libreria?

Postato da: PhilipDick a 08:12 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

Categoria: romanzi


lunedì, 20 giugno 2005
Primo consiglio del Ghost
Vediamo se riesco anche io a consigliare un libro che ho riletto di recente con rinnovato piacere.......si tratta di

L'UOMO DEI TULIPANI di Lorenzo Marini (2002)

Una storia d'amore vissuta quattrocento anni fa che potrebbe rivivere domani...
La bussola del sentimento varia dalla malinconia struggente al grottesco divertito, ricordando certi personaggi di Calvino o di Flaubert, passando per gli ossimori di Baricco.
Queste storie incrociate rappresentano le nostre vite, immaginate e mai vissute.
Nell'Olanda del Seicento, una serie di storie che incrociano i propri destini.
Nel secolo dell'osservazione, un gruppo di personaggi stralunati ed eccentrici, parodia dei nostri difetti amplificati, vive la propria avventura.
Il protagonista è un pittore di tulipani, il maestro Napilut, che dipinge solamente tulipani e lo fa copiando una modella, Assentia.
I suoi quadri sono adorati da tutti, forse grazie a uno strano fenomeno: profumano.
La gente pensa che profumino di tulipano e invece profumano d'amore, poiché Napilut ama Assentia. La quale non può ricambiare, avendo promesso a un marinaio partito per la Compagnia delle Indie Orientali che lo avrebbe aspettato.
L'unica donna che mantiene la promessa, per l'eternità!!!

Nello stesso momento il dottor Claudius sta scrivendo un libro di catalogazione delle nuvole ma, pur avendolo iniziato sette anni prima, non riesce a terminarlo per colpa di una costante modificazione del soggetto: le nuvole cambiano forma continuamente.

Van Kalm invece vuole rallentare la rotazione terrestre con 50 ciclopici mulini a vento…..
A metà libro arriva l'antagonista, il veneziano Mario De Ros, pittore specializzato in rose. Con uno stile spettacolare e lontano dalla cultura calvinista del tempo ucciderà a colpi di moda e bugie la mania dei tulipani sostituendoli con le rose, così come l'abbigliamento lascerà il nero per i colori più luminosi del sud europa, preludio del settecento rococò.
Napilut ricordando Assentia, raccoglie un tulipano selvatico e lo copia, dipingendo così il più bel ritratto di donna del seicento olandese.

Il libro è davvero intriso di Istoria e poesia, erotismo e delicatezza.

Il personaggio del pittore Napilut, che dipinge solo splendidi tulipani e si innamora della bella Assentia ha colpito direttamente al cuore anche me che non sono proprio un romantico!

Nell’insieme il libro è garbatamente surreale e anche la scelta dei nomi, fin troppo esplicita, contribuisce a connotare al meglio i personaggi ed a racchiuderli in un contesto che per struttura e stile si avvicina molto allo scritto poetico più che al romanzo.

Postato da: GhostDancing a 12:48 | link | commenti (3) | (popup) commenti (3)

Categoria: romanzi


domenica, 19 giugno 2005
Che tu sia per me il coltello

Un titolo sicuramente invitante.

Un libro di cui ho sentito molto parlare e che, alla fine, incuriosita, ho acquistato. Un uomo vede una donna in mezzo ad un gruppo di persone e, folgorato da ciò che lei emanava, decide di iniziare a scriverle. A scrivere di lui, come mai aveva fatto prima con nessuno. Inizia un rapporto epistolare, spesso morboso e asfissiante ma cui non si può fare a meno.

Fin ora, e non sono neanche a metà, mi ha rievocato un pò la sensazione che si prova conoscendo virtualmente una persona, quando si è nel dubbio se la conoscenza diverrà anche pelle e contatto. quando c'è il desiderio e il lieve, o meno, timore di apparire.

Un libro che a quanto pare vive di "passaparola", "passaparola" al quale io voglio contribuire.

"se davvero è così, se ti senti tra parrentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno."

Postato da: PleiadiElisewin a 02:47 | link | commenti (8) | (popup) commenti (8)

Categoria:


venerdì, 17 giugno 2005
Michael Moore: Bowling a Columbine

Bowling a Columbine (Michael Moore)
(già pubblicato QUI)

Non amo i documentari… in più c’è stato un periodo in cui non si faceva che parlare di Michael Moore… così fino ad ora non ho visto né letto nulla di suo. Poi ad un certo punto, recentemente, mi è venuta la fissa e l'ho guardato la settimana scorsa.

Cosa posso dire? Bello per quanto sia un aggettivo idiota in un film di denuncia. E’ come dire "Bello" a “La Passione di Cristo”… massacrano un uomo per 2 ore … e “bello” direi che un pò stona.

Il tema del film è l’alto tasso di omicidi da arma da fuoco in America (il più alto del mondo!) ed il mio "bello" in questo caso significa semplicemente: vedetelo, è fatto bene, è semplice e lineare nell’esposizione, è chiaro, credo anche preciso negli eventi, nuovo per tantissime informazioni che non tutti (io almeno) conoscono… insomma…. BELLO!

Molto interessante è poi scoprire (nelle interviste nella sezione bonus del DVD) che il percorso espresso nel film è stato lo stesso del regista che, mano a mano che proseguiva la sua inchiesta, scopriva e via via modificava le sue conclusioni in merito…

DA VEDERE !

Postato da: sidgi a 10:32 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: home video


martedì, 14 giugno 2005
Georges Simenon: Il primogenito dei Ferchaux

Il primogenito dei Ferchaux 
(Georges Simenon)

La caratteristica principale di Simenon è di esprimere al meglio le personalità negative. Di più... non esiste praticamente in tutta la produzione Simenoniana un personaggio completamente positivo. L'ingenua è scioccamente ingenua. Lo stupido è crudelmente stupido. Le storie d'amore sono spesso intensissime ma torbide. Amanti che uccidono per debolezza. Deboli che amano in silenzio.

Questo libro a differenza d'altri ha inizio da un fatto di cronaca realmente accaduto. L'autore ne da una breve memoria nella prefazione... ma da quel punto in poi la vicenda cresce in modo completamente romanzato, pur mantenendo la cronologia originale dei fatti.

Il protagonista di questo libro è Dieudonnè Ferchaux, il primogenito, personaggio aggressivo ma silenzioso, prepotente ma con autorità, ha ucciso, truffato, sfruttato ma non ne è preoccupato perchè si ritiene nel giusto. A questo protagonista si aggiungono Michel, il nuovo segretario egualmente negativo, la moglie di Michel stupida, innamorata, nascosta ma ingombrante, la vecchia serva che parla al padrone da par suo e guarda di sottecchi disapprovando.

Anche in questo romanzo dunque, non ci sono "brave persone"... anche l'innocente è comunque debole o stupido o invidioso... e sono proprio queste piccolezze, queste sciocche cattiverie, queste innocenti negatività che rendono i personaggi veri ed autentici, intensi e magnifici.

Postato da: sidgi a 17:56 | link | commenti (3) | (popup) commenti (3)

Categoria: romanzi


giovedì, 09 giugno 2005
plink! plink! plink...

Postato da: yorke a 23:51 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: acqua