Pastorale americana, di Philip Roth
(visto che su questo blog vedo che è parecchio che nessuno posta niente, ci metto questa recensione che pubblicai sul mio blog ma che ora su Immaginaria non c'è più. Questo mi sembra un bel posto per metterla comoda)
Pastorale Americana di Philip Roth è un libro che, se dovessi consigliarlo a qualcuno, direi di leggere perché dice molto sull’America di ieri e di oggi, sul sogno americano, sulle contraddizioni di quella società, ma che parla di tutti, delle nostre vite quotidiane che possono scontrarsi con una realtà più grande e sconvolgente.
È veramente un bel romanzo, di quelli che non possono essere letti tutti di un fiato (come piace a me) ma che devono essere centellinati, un po’ per volta perché richiedono per forza di cose una riflessione nella lettura e un’altra nel post-lettura. Perché è un libro che scorre lento, che mette sotto la lente di ingrandimento la vita di un uomo. Ma attraverso questa lente osserviamo anche la materia più piccola di cui è fatta la società americana e di riflesso anche la nostra, perché Pastorale Americana è un libro sui sentimenti, sugli ideali, sulla vita che è qualcosa di indecifrabile e sui rapporti umani, che dipendono da tante variabili e che spesso celano bugie e ipocrisie, ma dietro ai quali sta sempre l’impossibilità di comprendere in toto gli altri che ci circondano e di farci comprendere a nostra volta.
Seymour Levov è cresciuto nel quartiere ebraico di una piccola cittadina americana ed è diventato un mito per gli abitanti del quartiere come “lo Svedese” perché biondo con gli occhi azzurri, alto e muscoloso, e perché ai tempi del liceo faceva vincere campionati su campionati alle squadre di basket, di baseball, di football.
Il nonno è stato quello che è arrivato in America dall’Europa dell’Est e ha messo su la famiglia; suo padre ha iniziato a vivere nel benessere grazie alla fabbrica di guanti che ha messo su; Seymour si è trovato a raccogliere l’eredità di famiglia: il Levov che più di tutti sarebbe diventato “Americano”, a partire dall’aspetto fisico così poco ebreo, ma anche come stile di vita, come modo di pensare, come realizzazioni. Quasi un vero e proprio Wasp.
La sua storia ci viene raccontata da Nathan, un vecchio compagno di scuola di suo fratello minore, che è diventato uno scrittore di successo e che per caso a distanza di tanti anni incontra Levov lo Svedese, il suo mito di quando andava a scuola. E cosa è diventato lo Svedese? Un sessantenne comune e banale, che fa solo discorsi banali, che parla della seconda moglie e dei tre figli maschi.
Ma Nathan si sbaglia. Quando lo Svedese muore, egli viene a sapere che in realtà la sua vita di perfetto americano non era così perfetta.
Lo svedese ha vissuto un dramma, un dramma che lo ha segnato per sempre. E Nathan comincia a raccontare, e, stilisticamente, è bello come il narratore da un certo punto sparisca e il racconto fluisca direttamente nella vita dello Svedese, e non sappiamo se sia il risultato dell’abilità di uno scrittore affermato o se siano le vicende vere dello Svedese.
Il dramma dello Svedese inizia quando sua figlia sedicenne diventa una militante pacifista e inizia a protestare contro la guerra del Vietnam, portando la guerra direttamente in casa Levov. E la protesta della guerra è anche una protesta contro la famiglia, contro la società che l’ha prodotta questa famiglia così ricca e benestante, questa famiglia di “capitalisti borghesi”. Sembra rientrare tutto nella normale protesta di una adolescente degli anni ’60 finché una bomba non scoppia e uccide una persona. La bomba, naturalmente l’ha messa la figlia dello Svedese.
Da qui inizia una vita completamente nuova per lo Svedese. Con la sofferenza per aver per perso una figlia (che si è data alla latitanza) e per aver visto distruggere la propria famiglia con quella morte. Perché lo Svedese dovrà riflettere su tutto quello che è stata la sua vita, su tutte le persone di cui si è circondato, sulla società di cui fa parte.
Un romanzo bellissimo e importante, che lascia qualcosa nel cuore e nella testa. E che si chiude in sospeso, perché la narrazione a un certo punto si ferma, e si chiude lì. Sappiamo che la vita dello Svedese è andata avanti (essendo partiti dalla fine), ma la narrazione si chiude e non sappiamo come si risolva la vicenda, vicenda che probabilmente non si sarà mai risolta. La storia dello Svedese rimane in sospeso come in sospeso sono le nostre vite?
Postato da: PhilipDick a 10:25 | link | commenti (9) | (popup) commenti (9)
Categoria: romanzi





