Evasioni

Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.

Eccomi
Utente: zoestyle
Nome: zoe

[ ? ]


Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.

-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb


Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -



*QUI i miei libri*

Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -


Detesto l'interrogatorio da cuori solitari. Quindi non contattami. Se vi va leggete il mio blog se non vi va, lasciate pure perdere che avete tutto di guadagnato.
Ah, dimenticavo, di solito non chatto, anche se sono in chat ;)


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martedì, 29 novembre 2005
CHI E' ?
Dice niente KARL KRAUS? Non è soltanto il nome e cognome di un morto...

Postato da: cielinesodo a 15:10 | link | commenti (4) | (popup) commenti (4)

Categoria:


lunedì, 28 novembre 2005
La marcia dei pinguini

Visto domenica sera ed ancora ci penso.
Ero abbastanza scettica, l'idea del doppiaggio "fiorelliano" non mi esaltava affatto, anzi... cosi mi sono fatta coraggio ed ho accettato di accontentare la mia amica appassionata di pinguini ...

Bellissimo!

Se non sapete niente (strano è stato il gioiellino francese di questa stagione) vi anticipo che è un documentario dove si racconta la marcia dei pinguini verso la vita.
Pinguini maschi che si riuniscno per attraversare i ghiacciai ed arrivare dalle pinguine femmine, si scelgono, si amano e si riproducono... insoma il classico ciclo vitale, ma Fiorello non sembra Fiorello, anzi, le immagini sono favolose, la musica è bellissima, le emozioni mi sono uscite da tutti tutti i pori.. Ho riso, mi sono intenerita, mi sono angosciata...

bello bello bello ma bello

http://www.lamarciadeipinguini.it/

Postato da: zoestyle a 16:15 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

Categoria: cinema


domenica, 27 novembre 2005

"Sognare ti fa capire che la realtà esiste ... è una risposta,
Momo" 

"Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni è perduto per sempre. "


Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

di Eric-Emmanuel Schmitt

Postato da: zoestyle a 11:53 | link | commenti (14) | (popup) commenti (14)

Categoria: citazioni


mercoledì, 23 novembre 2005

"I Heart Huckabees" (2004)

di David O. Russell

Capita che una sera che fa freddo freddo, la prospettiva di una “serata dvd” risulti molto allettante. Gironzoli tra gli scaffali del Blockbuster passando svogliatamente in rassegna titoli stranoti e finisci per farti incuriosire da una trama che – sulla carta, o meglio sul retro del dvd in questo caso - fa molto commedia brillante. L’ideale per rilassarsi sotto il plaid. Il titolo del film non ti fa accendere nessuna lampadina in testa. Credo che “I heart Huckabees” sia passato sostanzialmente sotto silenzio, al cinema. Ma magari sono io che mi sono distratta.
E con questo film c’è poco da distrarsi. In effetti è il classico caso in cui prevedi di farti qualche sana risata e finisci a ridere giusto a denti stretti. Tocca stare con gli occhi incollati allo schermo per prendere il ritmo di questo nonsense costante, in cui invece tutti i protagonisti cercano disperatamente un significato. A partire da Albert Markovski (Jason Schwartzman, classe 1980 e già così bravo), il protagonista che si rivolge a due improbabili quanto pedissequi detective esistenziali per scoprire il motivo di una coincidenza: perché per due volte ha incontrato casualmente lo stesso giovane nero altissimo? Angosciato dalla ricerca di un nesso logico tra questo minimale evento e la propria vita, Albert accetta di farsi pedinare dai coniugi Jaffe (Dustin Hoffman e Lily Tomlin), che ne registrano e filmano la vita 24 ore su 24 per trovare la risposta che lo stranito protagonista cerca. Dunque, la coincidenza è il motore di un’azione che invece tende disperatamente a spiegare il tutto con il tutto. Non ci si meraviglia del senso claustrofobico che il regista riesce a farci provare quando Albert si fa chiudere in un sacco in stile morgue per fare il vuoto intorno a sé. Ne viene fuori una visione prima buia, poi onirica di un Albert oppresso dal lavoro e soprattutto dal collega che lo spodesta abilmente alla direzione della società da lui fondata. Bello, bravo, brillante e di successo, Brad Stan , alias Jude Law, è l’ideale prosecuzione di quell’Alfie cinico ed elegante da lui interpretato in un altro film. Le indagini dei Jaffe iniziano a coinvolgere tutti i personaggi che ruotano attorno ad Albert: tutti cercano risposte, nessuno le ottiene. Anzi, tutti sembrano impazzire ad una velocità spaventosa, schiantati dentro ragionamenti autistici, dissezionati nei mille tasselli d’immagine che il montaggio godibilissimo fa roteare per aria, scomponendo e ricomponendo facce a caso, come a confermare la teoria che ai Jaffe sta tanto a cuore: che tutto è connesso con tutto e quindi passibile d’armonia cosmica. Si va in mille pezzi in un delirio che ha fondamenta solide in citazioni platoniche, del sé reale e ideale. Così Albert si ribella alla terapia dei detective – che sin troppo si impegnano nel film a ribadire che non si tratta di terapia, per credere che sia vero – e va in giro con il suo alter ego Tommy (Mark Wahlberg, che qui si riscatta nettamente da certi ruoli da classico bisteccone americano), un uomo in carne ed ossa, pompiere, che “da quel giorno di settembre” non è stato più lo stesso, lotta contro il petrolio che inquina, va a domare gli incendi in bicicletta e segue le lezioni esistenziali della versione cattiva dei Jaffe, Caterine Vauban. Così Brad perderà il successo e strillerà come un ossesso perché non vuole che nessuno sappia che ha pianto, per finire insultato dalla sua amata Shania Twain, conoscenza della quale si vanta in maniera ossessiva. A questo punto, alla connessione e all’armonia non ci crede più neanche lo spettatore. Il mondo è crudeltà e divisione: la visione di Caterine Vauban (Isabelle Huppert) prende il sopravvento. Così Albert si ritrova in mano due filosofie esistenziali e nessuna vera risposta. Per fortuna, dopo la dicotomia si può abbozzare una sintesi. Un general generico impianto di pensieri che certo non serve a spiegare le coincidenze. Magari a trovare il vero alter ego, senza abbandonare quello vecchio e un po’ stralunato. Non ad affrontare la fatica di volerne sapere di più, di non smettere di chiedersi l’assurdo How am I not myself? Come non essere me stesso? dove di spargimenti e scambi di personalità ce ne sono stati tanti, dentro la trama, ma ne resta solo il fulminante finale.
Albert ed il suo alter ego seduti su una roccia programmano l’ennesima dimostrazione ecologista.
Tommy: Che fai domani?
Albert: Pensavo di incatenarmi ad un bulldozer. Vuoi venire?
Tommy: a che ora?
Albert: Mmm..una, una e un quarto
Tommy: Va bene. Per le catene…devo portare le mie?
Albert: Come sempre.


PER I CINEGOLOSI: Nell’intricato e rutilante incastro d’immagini e fulminanti dialoghi messo in piedi dal regista David O. Russell, dovete solo entrare nella illogica logica del racconto.
Se capirete il gioco, noterete subito che la bombetta nello studio del signor Jaffe, almeno quella, un senso ce l’ha.

POST O.S.T.: Paul Anka, “Rock Swings”

Postato da: Noeyalin a 11:13 | link | commenti (17) | (popup) commenti (17)

Categoria: home video


martedì, 15 novembre 2005
Vita di condominio
«Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione nell'atmosfera neutra. Era il genere di abitante che si accontentava di restare seduto nel suo carissimo appartamento a guardare la televisione senza audio, aspettando che i suoi vicini commettessero un errore. [...]
Più la vita nel grattacielo diveniva arida e priva di affettività, maggiori erano le possibilità offerte. Attraverso la sua notevole efficienza, il grattacielo assolveva al compito di preservare la struttura sociale che li sorreggeva tutti. Per la prima volta, questo rimuoveva anche la necessità di reprimere tutti i comportamenti antisociali e li lasciava liberi di sperimentare ogni impulso deviante e capriccioso. Era propriamente in quei momenti che prendevano corpo gli aspetti più importani e interessanti della loro vita. Al sicuro nella conchiglia del grattacielo, come passeggieri a bordo di un aereo con il pilota automatico, erano liberi di comportarsi in qualsiasi modo volessero, di esplorare le pieghe più oscure della propria personalità. Per molti versi, il grattacielo era il modello di tutto ciò che la tecnologia aveva fatto per rendere possibile l'espressione di una psicopatologia veramente "libera". [...]
Parlava del grattacielo come se fosse una specie di immensa presenza animata che incombeva su di loro e teneva lo sguardo autoritario fisso sugli avvenimenti. C'era qualcosa di vero in quella sensazione... Gli ascensori che pompavano su e giù per le lunghe colonne assomigliavano agli stantuffi della cavità di un cuore. Gli inquilini che si spostavano per i corridoi erano le cellule di un sistema di arterie, le luci dei loro appartamenti i neuroni di un cervello.»

James Graham Ballard - Il condominio

Postato da: PhilipDick a 07:43 | link | commenti | (popup) commenti

Categoria: citazioni, romanzi


martedì, 08 novembre 2005
Suggerimenti Terapeuti Audio Visivi

Audio:
Le Onde, di Ludovico Einaudi
(essere catapultati da una emozione semplice)

Video
La sposa cadavere, di Tim Burton
(tristezza dell'impermanente gioia del perenne, amore nel giusto)
Manderlay,
di Lars Trier (!!)
(ipocrisia ignoranza vestita di ogni nevrosi odierna, sufismo enneagramma)

Libri:
Mandami a dire, di Pino Roveredo

[Nel mondo del silenzio è diverso,
li per comunicare, bisogna avere l'educazione della presenza
e la cortesia dell'attenzione.
I sordomuti parlano con le mani e ascoltano con gli occhi.]
(come gli innamorati, aggiungo io. Inseguire lo stato di innamoramento perenne)

[..per ammettere la scomparsa, sei disposto a vivere anche una assenza..]
(un amore finito è come un figlio scomparso, il dolore del non poter vederlo crescere)

Postato da: wumen a 13:02 | link | commenti (13) | (popup) commenti (13)

Categoria:


domenica, 06 novembre 2005

Parole da un libro molto bello...

"..Io nn ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,di parole,di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze,di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti...
Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e da' loro colori nuovi"


Tahar Ben Jelloun " Amori stregati"

Postato da: silviaenbarcelona a 19:36 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: citazioni


venerdì, 04 novembre 2005

* Hollywood Babilonia *

Preso in rete :

LUI. Quando vedo sul marciapiede...
LEI. Scusi, lei non è Dick FowelI?
LUI. Sì, sono io.
LEI. Pensavo, se lei mi potesse... Se lei magari... (scoppia in singhiozzi)
LUI. Su, su, cosa succede?
LEI. Oh, lei non può capire... Hollywood è stata buona, con lei.
LUI. Che cosa intende?
LEI. È una vecchia storia... A Little Rock c'è stato un concorso di bellezza. lo l'ho vinto e sono venuta a Hollywood per conquistare la gloria. E invece sono sull'Hollywood Boulevard alle due del mattino. E non ho dove andare... (piange)
LUI. Oh povera piccola! Ma perché non torna a casa? Sarei felice di aiutarla...
LEI. Non posso tornare a casa sconfitta. Lei non può capire, ma...
LUI. Ma che cosa?
LEI. Forse le sembrerò sciocca, dopo tutte le delusioni che ho avuto.., ma so che mi basterebbe un'apertura favorevole. Un'occasione veramente buona...
LUI. Ma non c'è nessuno, a casa, che avrebbe piacere di rivederla?
LEI. C'è... c'è un ragazzo. Lavora in un garage ed è un tipo in gamba. Lui.., lui... mi vorrebbe sposare.
LUI. Be', senta figliola, lei ha molto di più di quanto Hollywood potrebbe mai darle. Sa? Tante ragazze che lei invidia sarebbero felici di avere un tipo in gamba che le aspetta a Little Rock. O in qualunque altro posto.
LEI. Credo che lei abbia ragione, signor Powell... e io che credevo che Hollywood fosse la strada dei sogni... di tanti bei sogni luminosi...
LUI. Temo proprio che si sbagli di grosso!

Postato da: dandi a 09:32 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: cinema


giovedì, 03 novembre 2005
Pasolini

Supplica a mia madre

 

 

 

E' difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

 

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

 

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

 

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

 

E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame

d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

 

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

 

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

 

Era l'unico modo per sentire la vita,

l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

 

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

 

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Postato da: zoestyle a 22:52 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria: poesia