UN'ANTOLOGIA DI RACCONTI DAL VIVO
Di Angelo O. Meloni
Copyleft, istantanee dal sommerso letterario, è un'antologia che non vuole tastare il polso alla narrativa italiana né lanciare proclami, ma si propone uno scopo concreto: fare beneficenza. Copyfeft è la trasposizione su carta di nove readings tenuti a Roma, e peccato che - come tutti i dischi dal vivo - non sia esente da qualche difetto, dovuto a stonature tra i racconti, a "registrazioni" più e meno efficaci. A sceglierne uno solo, tra questi "mp3" di letteratura live, e per inserirlo in un'immaginaria playlist di racconti divertenti, segnaleremmo Centrosocialisti di Paola Guagliumi, spassoso prontuario che mette alla berlina i luoghi comuni della cultura finto-alternativa. Ma in fin dei conti questa segnalazione poco importa, perché ogni lettore avrà modo di comporre la sua playlist, magari scaricando il libro dal sito dell'editore, www.gaffi.it. Stilos ha incontrato Girolamo Grammatico, curatore di Copyleft, a Roma.
II ricavato di Capyleft sarà devoluto all'associazione "Terre di mezzo".
Il progetto "Terre di mezzo" aiuta gli immigrati a integrarsi vendendo le copie dell'omonimo giornale, un'iniziativa dal basso, quindi, un giornale di strada. Ma "Terre di mezzo" sviluppa anche altri progetti, come "La notte dei senza fissa dimora", in cui si fa provare a persone comuni l'esperienza sconvolgente di una notte in strada. Io l'ho fatto e posso assicurare che dormire per strada ti cambia. E siccome credo che la letteratura debba andare di pari passo con l'etica, ho pensato che fosse importante, con questo libro, oltre che assicurare la compagnia di una buona lettura, dare la possibilità di contribuire a "Terre di mezzo".
Dall'etica all'estetica, facciamo il percorso inverso a quello suggerito da Brodskij: come è nata la raccolta? C'è un filo di Arianna?
Il libro nasce dopo "Martelive" del maggio 2004 a Roma, un festival giunto alla sesta edizione. Nove martedì in cui un locale diventa una mini-città dell'arte, un posto dove tutte le arti hanno il loro spazio. Come responsabile della letteratura, organizzati i nove readings, mi fu chiesto di non fermarmi. Viaggiare di notte con gli artisti era stato davvero emozionante, e gli scrittori, tra cui Wu Ming 2, Claudio Morici, Michele Governatori, Mauro Mirci, persone che hanno molto da dire anche al di là dei loro scritti, mi suggerirono di curare l'antologia. Presentai l'idea e, tra le risposte ricevute, poche rispetto alle lettere spedite, Gaffi fu quello più interessato. Pensai a un libro che mi soddisfacesse al cento per cento e così, oltre a "Terre di mezzo", ecco il copyleft. Non un contro-copyright, ma la possibilità - a chi non se lo può permettere - di scaricare gratuitamente i testi. E pretesi che la carta fosse eco-sostenibile, non riciclata con alto tasso di inquinamento, ma sbiancata con tecniche naturali non inquinanti. Va detto pure che gli autori coinvolti sono stati encomiabili.
Autori già noti come Wu Ming e altri alle prime esperienze di pubblicazione. Autori che mi hanno dato carta bianca e non hanno preteso niente, ma si sono fidati e hanno creduto in quello in cui credevo io. Aggiungo che nel libro non c'è un filo di Arianna. Non è noir, non è fantascientifico eccetera, ma è rappresentativo di nove serate di letteratura disgregata. "Martelive" è una mini-città di artisti messa su con gli stimoli individuali e l'antologia rispecchia questo spirito. II vero filo conduttore del libro ha natura etica, tutti quanti credevamo nel progetto, volevamo fare qualcosa per i senzatetto, promuovere l'eco-sostenibilità e il copyleft. Siamo stanchi del copyright visto come monopolio della Siae.
Cosa intendi dire?
La mia impressione, giusta o sbagliata che sia, è che il copyright tuteli più la Siae che l'autore. Con il copyleft, invece, l'autore è tutelato contro chi cerca di lucrare sull'opera, ma l'opera è a disposizione di chi vuole consultarla senza fini di lucro.
C'è un'idea di letteratura che vien fuori, comunque, da Copyleft?
A mio avviso, sì. Oggi assistiamo alla disputa su cosa è letterario e cosa non lo è: generi, contro-generi, blog, non blog, trasformazioni del messaggio... Credo che Copyleft dia testimonianza della grande voglia di narrare che c'è in Italia. Spesso si fanno paragoni con gli americani, quasi come se questi avessero scoperto il format giusto, ma io penso che il mio libro dimostri il contrario e metta in luce la capacità di narrare storie in poche pagine, cosa che certi scrittori non sempre sanno fare, con i loro romanzoni un po' artefatti. Beninteso non voglio qui scagliarmi contro la letteratura di intrattenimento, ma, anzi, sottolineare che in Copyleft si rinviene una contagiosa voglia di fare il giullare, il cantastorie.
Nella quarta di copertina Wu Ming 2 parla di scrittori come riduttori di complessità. La solita minestra, il capitalismo/parte oscura della forza contrapposto a uno spauracchio collettivistico totalizzante. L'autore che fine fa?
L'osservazione non fa una piega, ma perde di vista i particolari. Non si tratta di essere contro l'individualismo e l'individuo scompare solo in questa ottica: la Siae è un gruppo, e a un gruppo si può contrapporre solo un altro gruppo. L'individuo fallirebbe, solo un collettivo con un'alternativa praticabile può avere qualche possibilità.
AUTORI VARI "Copyleft"
a cura di G. Grammatico pp. 198, euro 7,00 Gaffi, 2005
GIROLAMO GRAMMATICO. Un'antologia di racconti dal vivo
IL CURATORE
Girolamo Grammatico lavora nel sociale a Roma ed è impegnato in un'idea di letteratura cui sia associabile un messaggio. E' stato influenzato da scrittori come Dick e Pessoa, apparentemente lontani dal suo lavoro, e dai Radiodervish, musicisti che scrivono testi che considera alta letteratura. Ma anche da autori come Hesse o Moresco. Copyleft raccoglie venti racconti di autori noti e meno noti (tra i quali Wu Ming, Claudio Morici, Mauro Mirci, Monica Mazzitelli, Michele Governatori, Giuseppe Casa, Francesco Pacifico) che spaziano tra i temi più diversi.
[fonte: Stilos, anno VIII, n. 2. 17-30 gennaio 2006]
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"Poiché l'impresa non era redditizia, pur di chiuderla hanno ammazzato quarantatré amici tuoi, e chi li ha ammazzati oggi aumenta i dividendi e apre a sinistra. Tutti questi sono i sintomi, visti al negativo, di un fenomeno che i più chiamano miracoloso, scordando, pare, che i miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve [...]. I miracoli veri son sempre stati questi. E invcece ora sembra che tutti ci credano, a quest'altro miracolo balordo: quelli che lo dicono già compiuto e anche gli altri, quelli che affermano non è vero, ma lasciate fare a noi e il miracolo ve lo montiamo sul serio, noi. È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d'Italia. Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera".
LUCIANO BIANCIARDI, La vita agra, Rizzoli 1962
Una citazione "d'archivio" che si legge come se fosse di stretta attualità. Bianciardi è un gigante della nostra letteratura, personaggio da conoscere. Anche soltanto attraverso la figlia Luciana che qui ne traccia il profilo. Recentemente, di Bianciardi è stato pubblicato l'anti-meridiano ma non mancano titoli a chi abbia voglia di leggerlo. A cominciare da quello di Pino Corrias datato 1993, forse ormai introvabile.
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Il 14 febbraio arriva in libreria Sorvegliato dai fantasmi (peQuod), nove racconti più una dedica. Gabriele Dadati (giovane e bravo) ha accettato di farsi intervistare in "esclusiva" per questo blog. Eccola...
Qual è la molla che spinge a scrivere? E quando ci si sente, davvero, uno scrittore?
A me è successo così: all'età di sedici anni mi sono cominciate a venire in
mente delle cose del tipo "ma se succedesse questo fatto e mia sorella
reagisse così e poi il sindaco prendesse questo provvedimento e mia sorella
allora chiedesse aiuto a una maga ecc ecc." e cioé delle cose che non
appartenevano alla realtà dei fatti, erano trame di narrazioni da farsi. E
siccome ci pensavo in continuazione ho cominciato a raccontarle, a voce e
poi scrivendo, perché ho scoperto che in questo modo mi sgombravo la testa.
Ho scoperto di essere uno scrittore (non importa quanto buono o quanto
inutile, ma in ogni caso uno scrittore) quando ho cominciato a progettare, a
mettere insieme le narrazioni, a cercare un'unità in un lavoro più ampio.
Come si dipana la giornata-tipo del giovane scrittore italiano?
Nel caso mio mi divido tra l'università, la terza pagina di Libertà
(quotidiano di Piacenza), la Galleria d'Arte moderna Ricci Oddi con cui
collaboro e poi una porzione del tardo pomeriggio e del finesettimana
riservata a scrivere. Insomma un sacco di ore al computer e altrettante tra
i libri stampati. Oltre a queste cose ovviamente ci sono quelle
fondamentali: il rapporto di coppia, la famiglia, gli amici.
Quanto e perché conta l'appartenenza geografica, il posto dove vivi, i luoghi dove sei cresciuto, la gente che conosci da sempre?
Sono un innamorato della provincia italiana, dell'Emilia in cui sono nato e
cresciuto. Naturalmente questo è un fatto umano, che non ha a che fare con
la scrittura. Con la scrittura ha invece a che fare la lingua della zona:
c'è tutta una tradizione di narratori emiliani che evidenziano in ogni
pagina il rapporto col parlato (le ripetizioni, i pronomi di forma debole
usati come soggetto, le consonanti doppie che saltano perché i dialetti del
nord non le possiedono ecc.) e io ho fatto le mie riflessioni anche su
questa faccenda per poter trovare la mia voce. Non a caso c'è un andamento
monologante nel mio libro che penso in parte debitore alla tradizione
oraleggiante.
C'è poi un altro fattore, non da poco: stare a Piacenza significa essere
comodi per godere del baillame culturale milanese e anche di quello
bolognese. Non è poco. Io da sempre vado a sentire incontri, a vedere
spettacoli, a visitare mostre, e avere comode le mete di Milano e di Bologna
ha un suo peso.
Cosa significa, per te, la pubblicazione con peQuod dei tuoi racconti?
L'onore di stare al fianco di un romanzo come "Congedo ordinario" di
Gilberto Severini e di un libro di racconti come "Assalto a un tempo
devastato e vile" di Giuseppe Genna, oltre che a tanti altri bravi scrittori
(e a qualche singolare visionario come il recuperato Dante Virgili). Ma
soprattutto la possibilità di far sentire la mia voce con un megafono
invidiabile, una casa editrice stimata da addetti ai lavori e scrittori, a
cui si presta molta attenzione.
Ti senti parte di una "comunità generazionale" di giovani scrittori italiani?
Umanamente sì. Ho molti amici che "affrontano l'eterna lotta con la
scrittura". Artisticamente non direi. Almeno non nel senso di una corrente
principale o di una avanguardia. Direi che ognuno fa la sua cosa. Poi alcuni
hanno presupposti ed esiti paragonabili, altri meno. Ma questo non importa.
Davvero è il lato umano quello che conta.
IL LIBRO per te è...
Il luogo dell'amore tra le parole che possiedo e quelle che qualcun altro mi
ha messo a disposizione.
Cinque titoli che buttersti immediatamente al macero?
Non mi piace tutto questo onore che giornalisti e scrittori europei hanno
reso al nichilismo e all'estrema destra di Houellebecq. Oggi si misura in
continuazione la distanza di certa narrativa dal modello-Houellebecq. Ma
stiamo scherzando? Quindi via ad esempio "Estensione del dominio della
lotta".
Poi me la prendo con la narrativa "pettinata", precisina, fatta dagli
epigoni di Stefano Benni o di Alessandro Baricco. Ce ne sono un certo
numero, ma non mi sembra che servano: vorrei il cuore, la pietas,
l'imperfezione, la viltà e la santità quando leggo.
E da ultimo i grandi che sebbene ancora vivi mandano alle stampe dei libri
che non hanno niente a che fare col loro essere stati grandi scrittori: da
Aldo Busi ad Alberto Arbasino. Tra il pietoso silenzio e uno sguaiato
declino, come mai scegliere il secondo?
Lo so: non ho indicato cinque titoli, ma ne ho dette comunque a sufficienza,
mi pare.
Cari lettori, vi invito caldamente a leggere...
Ad esempio l'ultimo di Bret Easton Ellis, oppure i due titoli peQuod che
citavo prima. Oppure a rileggere "Rimini" di Tondelli. E ancora Buzzati. In
ogni caso: di solito è il tempo che manca, non i buoni libri.
On line, dove ti si trova?
Adesso soprattutto su www.orepiccole.org. Vi invito a tenere monitorata la
situazione, perché tra un paio di mesi vedrete sbocciare da Ore piccole una
grossa novità.
Ultima ambizione conosciuta?
Come sempre: essere felice, e quindi amare ed essere amato. Per quel che
riguarda invece la scrittura, che immagino sia quello che conta in questa
conversazione, sto cercando di vedere se il motore di un romanzo che mi gira
per la testa da un anno e mezzo vuole andare in moto e portarmi da qualche
parte oppure no.
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