Eccomi
Nome: zoe
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Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.
-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb
Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -
Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -
Detesto l'interrogatorio da cuori solitari. Quindi non contattami. Se vi va leggete il mio blog se non vi va, lasciate pure perdere che avete tutto di guadagnato.
Ah, dimenticavo, di solito non chatto, anche se sono in chat ;)
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Partire, sì, partire per vedere, per afferrare il molteplice imprevisto...l'aldilà che ci sfugge della linea presunta.Partire, sì, partire per l'irresistibile sfida che nutre il vento audace,la nave che salpa verso oriente.Ma tornare, tornare sempre vestiti di acqua e di cielo...per non perdere l'assoluto breve...la matrice occasionale che ci ha partorito, il segno unico rimasto della banchina muta di sangue e di cemento del molo di partenza, l'ultimo nostro sogno di essere per sempre...
Gino Pastega
LXXVII Lettera
Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Firenze] 12 marzo [1917]
Non vengo, mio povero amore. Perché non posso e perché non voglio. Ma non posso neppure scriverti. Soffro. Sento che nulla è mutato. Nulla in te s'è creato in tutto questo tempo d'orribile oscurità. Forse, anzi certo, perché sei partito a quel modo. Come dunque cedere alla tua chiamata? Dino. Io ho rinunciato a tutto, son già quasi fuori della vita. E non voglio rientrarci vanamente, comprendi? Per la pura gioia di vederti e d'abbracciarti, tanto forte e tanto pura ch'è uguale al sogno, non voglio si ripeta tanto male. Meglio soltanto ricordare, sentendo la morte venire. Io so ricordare la luce. So come ci siamo amati - come non è possibile amare di più in terra, lo e te. Ma il male non lo voglio più. Dovevi partire per guarire, Dino. Che voleva dire rinascere. Ritrovare volontà e fede. Pensarmi, volermi bene. La fede, ora bisognerebbe che la risuscitassi tu in me, ch'era tanta, lo sai! È mai possibile che tu sappia rimaner fermo ora ad amarmi e ad aspettarmi? Per un tempo che assolva tutto il resto? Che tu voglia veramente vivere, per tè e per me? Dino, non posso più sperare, e soffro, soffro, che dirti altro? Ma sono anche felice - di patire cosi, morire cosi d'amore.
Sibilla.
Apri fondanela, chiudi fundanela
E' da un po di tempo che ho un maestro che si chiama Wang e lui dice che qui c'è un punto che si chiama Fundanela.
Apri fondanela, chiudi fundanela
prendi l'energia
mettila di qua
Apri fondanela, chiudi fundanela
prendi l'energia
mettila di qua
gira anca ah
gira anca di qua
tira tendine ah ah ah
gira anca ah
gira anca di qua
tira tendine ah ah ah
Apri fondanela, chiudi fundanela
prendi l'energia
mettila di qua
Apri fondanela, chiudi fundanela
prendi l'energia
mettila di qua
gira anca ah
gira anca di qua
tira tendine ah ah ah
gira anca ah
gira anca di qua
tira tendine ah ah ah
tira costola giù
tira costola di più
tira costola uh uh uh
tira costola giù
tira costola di più
tira costola uh uh uh
Apri fondanela, chiudi fundanela
Categoria:
Alcuni minuti prima che io lo uccida sotto la doccia,mi si getta addosso,come una tigre il tuo odore.Seguo le sue tracce dal sapone e il pettine fino all'asciugamano.Lo accerchio in libro orfano dei tuoi occhi.Mi guizza via per la sala e lo perdo sulla maniglia della porta.Ma è uno stratagemma del tuo odore.E facendo l'indiano o l'amante lo sorprendo sul lenzuolo.Non cerca di fuggire e lo stringo senza pieta' contro il letto.Oggi dovro' dormire con infinita cautela perche' il tuo odore non si svegli prima di me e scappi...
Luis Manuel Garcia
Non vorrei aprire coi soliti moralismi. Non vorrei dirvi, insomma, di come la figura della donna si stia svilendo sempre più. Mi piace osservarle e mi sembra che sembrino sempre più omologate nei gusti e nel vestire. Fra di loro sembrano afettuose ma poi sparlano a destra e a manca. Ma dove son finite le donne vere?
Nella mia mente ho il fermo immagine della Mangano in "Riso amaro" o della Loren che si scatena in una passionale danza in "Pane, amore e fantasia". E che dire della Magnani, eterna, simbolo di forza esteriore e di fragilità interna, di cuore messo a nudo, straboccante di vita. Tutte queste figure potrete ammirarle in "Volver" l'ultimo grande film di Pedro Almodovar. Il film è un sapiente connubio fra queste figure immortali ben rappresentate da una Penelope Cruz che giustamente ha avuto una candidatura all'Oscar di quest'anno, e il passato del regista. Torna così l'Almodovar che avevamo lodato in "Tutto su mia madre", ma non è un ritorno di comodo dopo gli ultimi fil scomodi ("La Mala Education") ma uno spaccato di vita e una rappresentazione del mondo delle donne, della loro forza. Linguaggi antichi che si perdono nel tempo, mamme e figlie bistrattate da uomini deboli e incapaci di amare. Fra di loro esiste una sorta di codice di sopravvivenza, un capirsi a gesti, sentimenti autentici e vitali, la donna da cui nasce la vita e la forza di capirla ed affrontarla. In questo film gli uomini appaiono come comparse, molto spesso smascherati in tutta la loro meschinità. Almodovar, con questo film, ha saputo dare dignità al mondo della donna, ai suoi valori e alla sua importanza. Nello stesso tempo è riuscito a mostrare un ritratto che va aldilà degli stereotipi della donna moderna, spregiudicata, anoressica, svuotata. Un film da non perdere, una Penelope Cruz che ha il merito di saper interpretare al meglio la donna in tutta la sua bellezza interiore ed esteriore.