Evasioni

Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.

Eccomi
Utente: zoestyle
Nome: zoe

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Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.

-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb


Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -



*QUI i miei libri*

Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -


Detesto l'interrogatorio da cuori solitari. Quindi non contattami. Se vi va leggete il mio blog se non vi va, lasciate pure perdere che avete tutto di guadagnato.
Ah, dimenticavo, di solito non chatto, anche se sono in chat ;)


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domenica, 22 aprile 2007
On air Francesco Nuti ''Sara' per te''

Ho l'orribile sensazione di avervi gia' detto poco fa quello che devo ancora dire.Le mie parole presenti ,appena le avro' dette,apparterranno subito al passato,resteranno fuori di me,non so dove,rigide e fatali.Dico e penso questo,nella mia gola,e le mie parole mi sembrano persone.Ho una paura piu' grande di me...Sento di tenere in mano,non so come,le chiavi di una porta sconosciuta.E io tutta sono un amuleto o un tabernacolo cosciente di se stesso.E' per questo che mi terrorizza andare,come in una foresta scura,attraverso il mistero del parlare...E poi chi puo' sapere se io sono cosi' e se tutto questo è senza dubbio quello che sento ?

FERNANDO PESSOA-IL MARINAIO

L'assenza non conforta,l'assenza non è neppure un dolore con cui avvolgersi,come fosse una coperta necessaria,per quanto non voluta.L'assenza non è la curva della strada.L'assenza è un miraggio rovesciato.Viviamo di apparizioni divine e terrene.E non sappiamo capire cosa sia quell'assenza che è un fruscio,il cigolare sommesso di una porta,la linea d'ombra che va a spegnere il bianco di un muro,il grigio di certi pomeriggi,appena prima che arrivi un tramonto,quando il sole si è deciso a sfumare sotto l'orizzonte,ma non ha deciso di farlo nel modo solito,quello che piace a tutti.L'assenza non è un telefono muto,quella è la morte.L'assenza è un telefono che squilla una volta soltanto,e smette prima che tu dica:'Pronto...'.

ROBERTO COTRONEO-QUESTO AMORE

L’abbandono che sento. Ora. Dopo quanto è successo. Il senso d'esserne vittima. D’essere orribile. L’amplificazione a dilatarmi la solitudine. Diventa una macchia indelebile. La vesti quasi fosse il tuo abito della domenica. Quello coi nastri nel collo. T’appende. T’impicca lontano da tutti. Nel regno dei crocefissi. Hai il marchio. Quasi fossi una vacca da carne in attesa del boia che ti costringe in ginocchio. Ti spara alla testa. Senti ciò che per te è stato scelto. Nascere e sentire in maniera costante la morte. E non sai se sei nata. Se non è mai successo. Sai solo una cosa per certo. Dovrai soffrire per sempre moltissimo. Tu sei il prescelto con la sensibilità devastante. Qualsiasi cosa succeda la sentirai il doppio. Qualsiasi cosa tu veda la vedrai in modo perfetto. Distorta qual tanto che basta per andare oltre alla forma. Sai tutto. Conosci il dettaglio. Non puoi negarti. Neppure un po’ illuderti. Hai un programma che t’hanno installato quando eri nel ventre. Per raddoppiarti l’ascolto. Ti parla qualcuno alle orecchie. Ti dice come stanno le cose. Per filo e per segno. Hai una lucidità che t’acceca speranze. Per questo poi se ti pensi contrapponi a ogni cosa il suo opposto. Per compensare la lucidità con la nebbia.

“Revolver”

ISABELLA SANTACROCE

Quello che mi è sempre piaciuto di lei era il suo silenzio,non era un silenzio qualsiasi,era pieno di contrasti e piccoli silenzi concentrici come onde in uno stagno.Lei non cercava di capirmi,sapeva che era stupido pretenderlo.Odio la gente che capisce,non c'è nulla di piu' sporco e abietto,capire è l'insulto peggiore,una balla in confezione regalo.Tra noi due non c'era bisogno di capire:io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio...

''C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo''

EFRAIM MEDINA REYES

Tutta quella citta', non se ne vedeva la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? E il rumore. Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto... e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era problema. Col mio cappello blu, primo gradino, secondo gradino [...]. Non e' quel che vidi che mi fermo. E' quello che non vidi. Puoi capirlo fratello? E' quel che non vidi ... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata citta c'era tutto tranne... c'era tutto ma non c'era una fine. Quel che non vidi e' dove finiva tutto quello, la fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno puo' fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita e' la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si puo' vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa e' la verita', che non finiscono mai e quella tastiera e' infinita... Se quella tastiera e' infinita, allora su quella tastiera non c'e' musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello e' il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n'e' a migliaia, come fate voi laggiu' a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'e'. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormita', solo a pensarla? A viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non piu' di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicita', su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato cosi'. La terra, quella e' una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare. Perdonatemi, ma io non scendero'. Lasciatemi tornare indietro, per favore.

Alessandro Baricco-900

Postato da: quellochemanca a 18:20 | link | commenti (2) | (popup) commenti (2)

Categoria: incipit


domenica, 22 aprile 2007
C'è nel mio cuore più di quel che ho sulle labbra,
c'è nel mio desiderio più di quel che ho tra le mani.
Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell'onda.
L'alta marea cancellerà l'impronta e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.
Se vedi solo ciò che la luce rivela e odi solo cio' che il suono annuncia,
allora in realtà non vedi e non senti.
Come potrà disigillarsi il mio cuore senza spezzarsi?
Se vedi solo ciò che la luce rivela e odi solo cio' che il suono annuncia,
allora in realtà non vedi e non senti.
La poesia non è un modo di esprimere un'opinione.
E' un canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti.



(K.Gibran)

Postato da: marigrace a 16:48 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria:


sabato, 21 aprile 2007

Insolita e piacevole catena di sant’antonio.
Si tratta di dare cinque spunti di lettura, cinque incipit, e di nominare altri cinque amici.

Santiago del Cile, lunedì 2 settembre 1996.
Ero triste e, purtroppo, assolutamente sobrio. Sotto il braccio sinistro tenevo un voluminoso pacco rettangolare. Il destro era impegnato a sostenere l’ombrello che mi riparava da una pioggia fitta e sottile. Mi trovavo esattamente al centro di Plaza de la Costituciòn e osservavo i movimenti delle guardie che presidiavano il portone centrale del palazzo della Moneda. Non potei fare a meno di pensare che avevano le stesse divise e le stesse facce di ventitré anni prima. Anche la piazza era la stessa: sulle facciate bagnate di palazzi risaltava lo stucco con cui avevano riempito centinaia di fiori di proiettili esplosi il giorno del golpe.

[Massimo Carlotto, Le Irregolari]


Arriviamo alla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.

[Agota Kristof, Trilogia della città di K.]


Clare: È dura rimanere indietro. Aspetto Hanry senza sapere dov’è e se sta bene. È dura esseree quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta e sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finchè non ci si pensa sembra semplice. Perché l’assenza intensifica l’amore?

[Audrey Niffenegger, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo]


Aveva solo l’indirizzo. Rue des Pistoles, nel Vieux Quartier. Erano anni che non tornava a Marsiglia. Ora non aveva più scelta.
Era il 2 giugno, pioveva. Nonostante la pioggia, il tassista si rifiutò di inoltrarsi nei vicoli. Lo fece scendere davanti a Montée – des – Accoules. Un centinaio e più di scalini da salire e un dedalo di strade fino a rue des Pistoles. Il suolo era cosparso di sacchi di spazzatura sventrati e dalle strade saliva un odore acre, u misto di piscio, umidità e muffa. Alcune case erano state demolite. Le facciate di altre ridipinte, in ocra e rosa, con persiane verdi e blu, all’italiana.

[Jean – Claude Izzo, Casino totale]


Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.
Dal sogno si direbbe che faccio ne parte in modo stabile. La forma dell’albergo appare distorta. È molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall’antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c’è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me.
L’albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell’albergo.

[Murakami Haruki, Dance Dance Dance]



Lascio il testimone a:

Sedici
Fassbinder
Redazione Voland
Davizz
Quellochemanca


E a chi ha voglia di farlo ;)


Postato da: zoestyle a 16:38 | link | commenti | (popup) commenti

Categoria: incipit


sabato, 21 aprile 2007
L'ombra e il diamante
E' stato un lungo viaggio.Il confine sembra vicino.Come sono impolverate le scarpe.Scalcio un sasso , poi un altro.Devo sedermi sai? La luna potrebbe tradire il mio profilo.La luce , non voglio che sappia.Non ora.Vorrei sorprenderla,forse domani.In tasca ho un pensiero prezioso come un diamante,delicato come un respiro.E' tempo che mi muova,ora.Tra le case buie e le finestre chiuse.Ho un ombra da lasciare in un angolo che non si sappia.Potrebbe servirmi ancora.

Postato da: JohnnyLaw a 16:32 | link | commenti (1) | (popup) commenti (1)

Categoria:


venerdì, 13 aprile 2007
On air Eutimia ''Filo sottile''

L’abbandono che sento. Ora. Dopo quanto è successo. Il senso d'esserne vittima. D’essere orribile. L’amplificazione a dilatarmi la solitudine. Diventa una macchia indelebile. La vesti quasi fosse il tuo abito della domenica. Quello coi nastri nel collo. T’appende. T’impicca lontano da tutti. Nel regno dei crocefissi. Hai il marchio. Quasi fossi una vacca da carne in attesa del boia che ti costringe in ginocchio. Ti spara alla testa. Senti ciò che per te è stato scelto. Nascere e sentire in maniera costante la morte. E non sai se sei nata. Se non è mai successo. Sai solo una cosa per certo. Dovrai soffrire per sempre moltissimo. Tu sei il prescelto con la sensibilità devastante. Qualsiasi cosa succeda la sentirai il doppio. Qualsiasi cosa tu veda la vedrai in modo perfetto. Distorta qual tanto che basta per andare oltre alla forma. Sai tutto. Conosci il dettaglio. Non puoi negarti. Neppure un po’ illuderti. Hai un programma che t’hanno installato quando eri nel ventre. Per raddoppiarti l’ascolto. Ti parla qualcuno alle orecchie. Ti dice come stanno le cose. Per filo e per segno. Hai una lucidità che t’acceca speranze. Per questo poi se ti pensi contrapponi a ogni cosa il suo opposto. Per compensare la lucidità con la nebbia.

“Revolver”

ISABELLA SANTACROCE

Postato da: quellochemanca a 08:54 | link | commenti | (popup) commenti

Categoria: libri, solitudini


sabato, 07 aprile 2007
On air ''Branduardi canta Yeats''


Cosa stai facendo di così bello?
Cosa stai facendo di così lucente?
Faccio un mantello per il Dolore:
bello a vedersi io lo farò
agli occhi di chi lo guarderà...
un mantello per il Dolore
agli occhi di chi lo guarderà.
Cosa costruisci, dandogli vele?
Dandogli vele per volare?
Costruisco una barca per il Dolore:
chè giorno e notte veloce sui mari
vagabondo il Dolore va...
tutto il giorno, tutta la notte
il Dolore se ne va.

Che cosa tessi con quella lana?
Con quella lana così bianca?
Tesso le scarpe per il Dolore:
silenzioso sarà il suo passo
all'orecchio di chi lo ascolterà...
leggero il passo del Dolore,
improvviso e leggero.

Branduardi Canta Yeats > Il Mantello, La Barca E Le Scarpe
 

Postato da: quellochemanca a 10:16 | link | commenti (3) | (popup) commenti (3)