Evasioni

Quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo e che vorremo leggere, vedere, ascoltare... e se anche tu desideri farne parte basta scrivermi in privato.

Eccomi
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Se riesci a scrivere le meraviglie del tuo paradiso nella materia del tuo cervello magari non trasporterai nella tua testa la loro realtà miracolosa, ma la loro forza, quella si.

-Metafisica dei tubi, Amelie Nothomb


Tutti ricreiamo il mondo come lo vediamo, lo guardiamo. -A.S. Byatt -



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Quando penso a tutti i libri che mi restan da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. - Jules Renard -


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sabato, 22 marzo 2008

Jgor Buzziol

SPECCHI E RIFLESSI

ATTRAVERSO GLI SPECCHI di Fabio Cavallari

Il sipario si apre e una voce ci guida in un labirinto di specchi, di immagini riflesse, di maschere, di pensieri che sfuggono per poi diventare lucidi ed offuscarsi ancora nei sentimenti, nelle speranze, nella gioia e nel dolore di un'anima che si offre al lettore, e crea uno spettacolo in un gioco di illusioni.

Nella prima parte intitolata Al di là dello specchio contrapposto (senza alcuna calma apparente) si delineano subito gli elementi che compongono il filo conduttore di tutta l'opera: gli specchi e i riflessi dell'anima di chi scrive, le maschere che il poeta sembra sfilarsi e indossare una dietro l'altra quasi senza poter riconoscere, tra le tante, il vero volto, il cielo libero e pieno di sogni in contrapposizione alla terra e al peso delle cose reali.
Tutto si plastifica, tutto si fa tangibile per un istante e poi scompare, lasciando al lettore la sensazione di aver toccato un pensiero come si tocca un oggetto.
L'amore, l'odio, la speranza, la gioia, la disperazione e la volontà si riflettono dentro giochi di specchi moltiplicandosi in milioni di riflessi. Tutto si espande, nulla è ben delineato e preciso, nulla è insignificante.
Presente, futuro, passato si confondono continuamente, come nella splendida ballata (Pre)scritta per innamorarti. Ogni sensazione, ogni emozione vissuta in due, sembra racchiudersi in un vortice in cui sogno e divenire s'intrecciano a ricordi di ciò che domani sarà, ricordi che diventano reali nel fluire sereno del presente.
Il poeta narra, si perde e si confonde. La narrazione si fa poesia; il poeta si trasforma, è una cassa dove risuona la voce di tutti coloro che incontra, di tutti quelli che lo circondano.
Ogni pensiero, ogni attenzione a lui rivolta non si smarrisce, fa come quei sogni che non sono futili perché rivolti verso una luna che ne fa tesoro.
In tutta la prima parte il poeta si confronta con le sue maschere, con i mille specchi, con i suoi sogni e debolezze, alternando spiragli di luce a attimi di follia, momenti di speranza a pensieri stanchi, sconfitti.
Il poeta cerca e vuole capire, scoprendo solo che a nulla serve capire ma che non se ne può fare a meno.
A volte si vince a volte si cede la mano. Lo specchio si rompe.
In infiniti frammenti.

Attraversando lo specchio (senza alcuna direzione apparente) è il titolo della seconda parte in cui il narratore scompare e si fonde nella poesia stessa, diventa poeta e non più maschera, si unisce e si ritrova, non si spiega ma narra, scrivendo poesie.
Non c'è più alcun indugio, Jgor Buzziol attraversa lo specchio e inventa un nuovo mondo.
Rinasce e posa le maschere.
Accetta e sorride alla vita e ai suoi giochi, accetta e sorride con uno spirito in cui tutti gli opposti diventano una cosa sola: armonia.
A terra non si vedono più frammenti di specchi, ma frammenti di maschere, un cimitero di maschere.
Le maschere come fossero di ghiaccio sono sciolte dal calore dell'amore, dall'abbandono alla vita.
Rinascere è riscoprire il piacere delle cose semplici, reali. Rinascere è amore.
Le poesie di questa parte centrale evocano l'intimità dell'amore e la gioia di viverlo nella sua pienezza, senza veli e senza menzogne. Il poeta, rinfrancato dalla totalità di un amore senza compromessi, immagina ”percorsi inimmaginabili” liberando la mente al sogno, interpretando la vita intera come un sogno, con le sue ombre e le sue luci, con i suoi colori.

Ora il poeta si è fermato ed è consapevole, e in questa consapevolezza tira le somme di un gioco della mente e della vita, di uno spettacolino dell'anima che cerca se stessa e che, nel suo cercare, esprime tutta la propria essenza, diffonde tutta la propria luce.
“Il teatrante” svela il trucco ma, come nel teatro ci si dimentica di chi sta dietro alla maschera e si ride e si soffre per quella stessa maschera abbandonandosi all'illusione, così il poeta, all'illusione da lui creata chiede ancora qualche istante di vita…
Il narratore torna per salutare, per congedarsi, per ritornare, e ingloba dentro sé il poeta.
E' l'ultimo atto, la vita scivola fuori da questi versi, il poeta torna nella gabbia da cui usciva, nell'animo di chi scriveva.
Il sipario si chiude.
Rimane un messaggio: anche se il caso si muove senza alcuna direzione apparente e noi ci muoviamo senza alcuna direzione apparente “Si vive e si sopravvive per innamorarsi ancora”.

Postato da: Borea a 19:32 | link | commenti (4) | (popup) commenti (4)

Categoria: libri, romanzi


sabato, 08 marzo 2008

" Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. (...)

" Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova "te", perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa... E' un'avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli. Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…"attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi... ma soprattutto per noi stesse…".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa.
E' la primavera a novembre, quando meno te la aspetti."

"Donne in rinascita" - Jack Folla

Postato da: Borea a 10:59 | link | commenti (5) | (popup) commenti (5)

Categoria: essere