
Un film atipico, a partire dalla scelta di suddividerlo in un lungo prologo iniziale e nei nove capitoli successivi. Si svolge tutto in una minuscola città di provincia, dove tutto si può vedere e toccare con mano perché non esistono mura ma solo le linee dei perimetri tracciati su uno sfondo nero con del gesso bianco. Colpisce quindi già da subito l'originalità della regia. In questa cittadina appare di notte una giovane donna inseguita da dei killer, ha bisogno di un rifugio e grazie a Tom il portavoce della comunità lo troverà proprio a Dogville, ma in cambio dovrà essere disposta a lavorare per loro. Tutto prosegue per il meglio fino a quando non si scopre che Grace, la ragazza, è una pericolosa ricercata, da questo momento in poi gli abitanti vorranno essere ripagati per il pericolo da loro corso e le chiederanno sempre di più, si scopriranno per quello che realmente sono, abuserrano di lei in ogni modo, la sfrutteranno, la rinchiuderanno e la tradiranno. Grace subirà tutto in silenzio, senza mai lamentarsi, ma nasconde un segreto e tutti saranno puniti per la loro arroganza, il loro opportunismo e per i loro tradimenti.
A parte la trama del film che può piacere o meno quello che mi ha realmente colpito e lasciata inizialmente non poco perplessa, ma poi totalmente affascinata è il modo in cui tutto è stato rappresentato. Una scenografia molto teatrale proprio per la mancanza dei limiti, per la voce narrante che introduce ogni capitolo. Penso che sia il classico film che o lo si odia o lo si ama, è molto lento, i dialoghi sono scarni, ma le tematiche toccate sono molte, come l'integrazione,la tolleranza, il perdono e la vendetta. Un consiglio per chi no lo avesse ancora visto ed intendesse farlo, non ci si deve aspettare il solito film e ci si deve liberare da ogni pregiudizio.
Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino;
noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria,
sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento,
ma la poesia, la bellezza,
il romanticismo, l'amore, sono queste le cose
che ci tengono in vita.
Citando Walt Whitmann:
- O me o vita,
domande come questa mi perseguitano,
infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti,
che v'è di nuovo in tutto questo?
O me o vita -
Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità;
che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire
con un verso.
Quale sarà il tuo?
(L'attimo fuggente)
Non vorrei aprire coi soliti moralismi. Non vorrei dirvi, insomma, di come la figura della donna si stia svilendo sempre più. Mi piace osservarle e mi sembra che sembrino sempre più omologate nei gusti e nel vestire. Fra di loro sembrano afettuose ma poi sparlano a destra e a manca. Ma dove son finite le donne vere?
Nella mia mente ho il fermo immagine della Mangano in "Riso amaro" o della Loren che si scatena in una passionale danza in "Pane, amore e fantasia". E che dire della Magnani, eterna, simbolo di forza esteriore e di fragilità interna, di cuore messo a nudo, straboccante di vita. Tutte queste figure potrete ammirarle in "Volver" l'ultimo grande film di Pedro Almodovar. Il film è un sapiente connubio fra queste figure immortali ben rappresentate da una Penelope Cruz che giustamente ha avuto una candidatura all'Oscar di quest'anno, e il passato del regista. Torna così l'Almodovar che avevamo lodato in "Tutto su mia madre", ma non è un ritorno di comodo dopo gli ultimi fil scomodi ("La Mala Education") ma uno spaccato di vita e una rappresentazione del mondo delle donne, della loro forza. Linguaggi antichi che si perdono nel tempo, mamme e figlie bistrattate da uomini deboli e incapaci di amare. Fra di loro esiste una sorta di codice di sopravvivenza, un capirsi a gesti, sentimenti autentici e vitali, la donna da cui nasce la vita e la forza di capirla ed affrontarla. In questo film gli uomini appaiono come comparse, molto spesso smascherati in tutta la loro meschinità. Almodovar, con questo film, ha saputo dare dignità al mondo della donna, ai suoi valori e alla sua importanza. Nello stesso tempo è riuscito a mostrare un ritratto che va aldilà degli stereotipi della donna moderna, spregiudicata, anoressica, svuotata. Un film da non perdere, una Penelope Cruz che ha il merito di saper interpretare al meglio la donna in tutta la sua bellezza interiore ed esteriore.
ma si può parlare di film qui?bo..speriamo di si!se non va bene avvisatemi.^_^

temevo muccino si fosse lasciato contagiare dagli States e avesse prodotto la solita americanata.
e invece no.invece mi è piaciuto.tutto il film ti trasmette davvero un senso di ricerca,di attesa,anche di ansia se vogliamo..ma poi lo sai che il finale è positivo.
e infatti eccolo lì:arriva puntuale come al solito,il lieto fine!e io non ci posso fare niente se mi piace:in questo film il lieto fine ci stava troppo bene,secondo me!
comunque una bella storia,davvero.ti regala speranza, un senso di "desideri appagati".
non so spiegarlo altrimenti.
bello.
Ancora una volta ripropongo qui un post pubblicato da me.
Un paio di film, una volta tanto. Ricorderete che amo moltissimo il film Old Boy, del coreano Park Chan-Wook (di cui vi ho detto a giugno sul mio blog), quindi non posso non consigliarvi di andare al cinema a vedere Lady Vendetta, sempre dello stesso regista, che completa la trilogia della vendetta di questo autore asiatico, iniziata con Mr. Vendetta, che trovate invece in DVD.
Si tratta di tre film comunque separati, quello che li unisce è il filo di sangue della vendetta, e le tragedie e le bassezze umane che portano una persona a trasformarsi e a cacciare fuori i suoi peggiori istinti, o forse i migliori, dipende dal punto di vista assunto.
Iniziamo dall'ultimo, Sympathy for Lady Vengeance. Guem-Ja è stata 13 anni in carcere perché ha commesso un delitto di quelli che scatenano i media: ha rapito e ucciso un bambino. In carcere è stata una detenuta modello, soprattutto per le compagne che hanno imparato ad amarla per l'aiuto dato loro in ogni circostanza e per i comportamenti che le hanno creato una sorta di aura di santità. Fuori dal carcere, dopo 13 anni a studiare la propria vendetta, è tutto diverso, e Guem-Ja sembra essere un'altra persona, forse un po' cinica e malvagia o forse si porta soltanto dentro qualcosa, ed è allora buona: una colpa, quello sì, un torto fatto ma soprattutto uno enorme subito. Inizia la vendetta, che sarà corale, e che spingerà davvero lo spettatore a chiedersi, io che avrei fatto? E' una risposta che spero nessuno si debba mai trovare a dare (la domanda la ometto, sennò vi racconto troppo nel caso lo vogliate vedere!).
Il giudizio su questo film? Buono, molto buono, sicuramente: la storia procede un po' a salti, per frammenti, alcune cose sono decisamente surreali ma alla fine regge, secondo me. Da un punto di vista puramente cinematografico, beh, Park si dimostra un regista decisamente capace con sequenze che sono davvero un piacere per gli occhi sotto ogni aspetto.
Ma la signora vendetta c'entra qualcosa con il signor vendetta? Sì, perché è facile immaginare che ci siano una vendetta maschile ed una femminile, che vanno a braccetto e sono marito e moglie. Però Sympathy for Mr. Vengeance è, come detto, un altro film che si fa vedere anche senza aver visto gli altri (in fondo è il primo, io invece l'ho visto per ultimo in questi giorni). E' un film per certi versi più semplice dei successivi, più lineare, sia nella storia che dal punto di vista tecnico-formale (c'è qualche virtuosismo in meno da parte del regista, diciamo) però il giudizio è comunque buono: per una mia personalissima graduatoria Old Boy è sopra e gli altri due li metto alla pari (Park pur trattando temi in qualche modo vicini, realizza comunque tre film in cui questo tema della vendetta porta con sé domande differenti che vengono poste anche, e soprattutto, allo spettatore).
Ryu è un ragazzo sordomuto che vive con la sorella in attesa di un trapianto di rene determinante per permetterle di sopravvivere. Ryu però da una parte è un ingenuo, dall'altra è sempre troppo avventato nelle sue decisioni (e ci metterei pure che è una delle persone più sfigate della Terra). Per aiutare la sorella cerca prima di comprare un rene al mercato nero (in cambio di un suo rene: ovviamente lui viene fregato e ci rimette un organo senza guadagnarne uno per la sorella) e poi di trovare i soldi per l'operazione rapendo la figlia di un industriale. Ogni cosa faccia il ragazzo innesta degli eventi a catena negativi che hanno come unico risultato la morte. E ad una morte segue una vendetta. Solo che se le morti sono più di una le vendette sono diverse, e si incrociano.
Visto domenica sera ed ancora ci penso.
Ero abbastanza scettica, l'idea del doppiaggio "fiorelliano" non mi esaltava affatto, anzi... cosi mi sono fatta coraggio ed ho accettato di accontentare la mia amica appassionata di pinguini ...
Bellissimo!
Se non sapete niente (strano è stato il gioiellino francese di questa stagione) vi anticipo che è un documentario dove si racconta la marcia dei pinguini verso la vita.
Pinguini maschi che si riuniscno per attraversare i ghiacciai ed arrivare dalle pinguine femmine, si scelgono, si amano e si riproducono... insoma il classico ciclo vitale, ma Fiorello non sembra Fiorello, anzi, le immagini sono favolose, la musica è bellissima, le emozioni mi sono uscite da tutti tutti i pori.. Ho riso, mi sono intenerita, mi sono angosciata...
bello bello bello ma bello
http://www.lamarciadeipinguini.it/
* Hollywood Babilonia *
Preso in rete :
LUI. Quando vedo sul marciapiede...
LEI. Scusi, lei non è Dick FowelI?
LUI. Sì, sono io.
LEI. Pensavo, se lei mi potesse... Se lei magari... (scoppia in singhiozzi)
LUI. Su, su, cosa succede?
LEI. Oh, lei non può capire... Hollywood è stata buona, con lei.
LUI. Che cosa intende?
LEI. È una vecchia storia... A Little Rock c'è stato un concorso di bellezza. lo l'ho vinto e sono venuta a Hollywood per conquistare la gloria. E invece sono sull'Hollywood Boulevard alle due del mattino. E non ho dove andare... (piange)
LUI. Oh povera piccola! Ma perché non torna a casa? Sarei felice di aiutarla...
LEI. Non posso tornare a casa sconfitta. Lei non può capire, ma...
LUI. Ma che cosa?
LEI. Forse le sembrerò sciocca, dopo tutte le delusioni che ho avuto.., ma so che mi basterebbe un'apertura favorevole. Un'occasione veramente buona...
LUI. Ma non c'è nessuno, a casa, che avrebbe piacere di rivederla?
LEI. C'è... c'è un ragazzo. Lavora in un garage ed è un tipo in gamba. Lui.., lui... mi vorrebbe sposare.
LUI. Be', senta figliola, lei ha molto di più di quanto Hollywood potrebbe mai darle. Sa? Tante ragazze che lei invidia sarebbero felici di avere un tipo in gamba che le aspetta a Little Rock. O in qualunque altro posto.
LEI. Credo che lei abbia ragione, signor Powell... e io che credevo che Hollywood fosse la strada dei sogni... di tanti bei sogni luminosi...
LUI. Temo proprio che si sbagli di grosso!
Da oggi ci sono anch'io! Io sono skittish. Quella che vi darà solo dritte frivole, superficiali e assolutamente infantili! Compratevi mezzo kg di caramelle colorate e gommose, di quelle che si incollano ai denti... a forma di squaletto o croccodillo (coccodrillo n.d.r.) o magari quelle alla cocacola con lo zucchero attaccato sopra... e andate a rilassarvi al cinema. Robots è il film per chi ha voglia di distrarsi dalla realtà. Per quelli che al mattino sono in ritardo al lavoro e non parte l'auto, per chi perde la metropolitana o la trova sempre troppo piena, per chi fa la fila in posta, alla cassa del supermercato, nei locali per fare uno scontrino, per chi lava la macchina una volta all'anno e in quel giorno di pieno agosto viene giù un diluvio universale! Per tutti quelli che hanno un po' di tensione addosso e per tutti quelli che hanno voglia di ridere. Non uscirete dal cinema culturalmene arricchiti, non uscirete pensando "questo film farà storia" nè che meriterebbe l'oscar... Uscirete da quella sala con il cuore un po' più leggero, con un sorriso sul volto e quella sensazione bellissima che si ha dopo che si è riso, riso, riso... Carina la storia, divertenti le battute e i doppi sensi.
ho conosciuto il regista, di cui vi risparmio il nome che - per la singolare fonetica coreana - risulterebbe pressochè impronunciabile, alla prova precedente.
'primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera': si può dare un titolo così lungo ad un film? ma, al contempo, si può trovarne uno cosi poetico nel mero rimando alla ciclicità delle stagioni, della vita, dell'universo? io, che vado a cercare la poesia anche sotto un tovagliolo ripiegato su di un tavolo, mi precipito al cinema all'aperto, in una sera calda e amorevole come tante altre d'estate, piena di buoni propositi per la visione. propositi che la pellicola conferma, anzi sopravanza. l'ambientazione fuori tempo e fuori luogo, surreale quasi, non altera affatto l'intensità vibrante della storia di una vita, racchiusa nel trascorrere delle cinque stagioni, magnificamente fotografate - ma il luogo aiuta molto - ed abili ad intercalare al mero aspetto paesaggistico notazioni potrei dire di panorama interiore.
ma, appunto, non è di questo film che volevo parlare. quanto piuttosto dell'ultimo, 'ferro 3'. che sono corsa a vedere sull'onda del buonissimo eco del primo, e con scolpite negli occhi le rapide immagini del trailer. poesia fatta provino, anch'esso.
intanto cambia l'ambientazione: c'è qui tutta l'attualità di una capitale asiatica ipermoderna, ipertrofica, ipertecnologizzata. seul, si suppone. che fa da sfondo asettico quanto basta ad una storia d'amore incredibile. lui, che gira per case accertate vuote, trasferendovisi per il tempo in cui restano senza abitanti. lei, incontrata per sbaglio in una di queste, schiava di un matrimonio senza amore: la loro fuga, per altre innumerevoli case vuote, fino al ritorno forzato di lei dal marito. ma la storia non finirà, riprenderà su un piano sdoppiato, grazie all'abilità di nascondersi nell'ombra che lui avrà appreso durante il carcere sofferto per causa di lei. storia che è ancora più incredibile per il fatto di essere giocata tutta sugli sguardi, senza scambio di parola alcuna. ed il silenzio qui parla profondo, parla più di tante commedie soffocate di parole che mi è capitato di vedere di recente.
da vedere.
[ndr: il 'ferro 3' del titolo deriva dalla misura di una certa mazza da golf...]